BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LEGGE DI STABILITA’/ Detrazioni e non deduzioni: un’altra batosta per le famiglie

Fotolia Fotolia

La differenza tra le due filosofie è molto profonda: nel primo caso si interviene a compensazione di un aggravio di spesa, con un intervento di tipo riparatorio/assistenzialista. Nel secondo caso, invece, si interviene alla radice, evitando di considerare reddito disponibile ciò che la famiglia investe in educazione, cura e mantenimento dei propri cari.

Oggi per lo Stato non fa alcuna differenza se noi spendiamo 5000 euro per i nostri figli o per andare in vacanza oppure per comprare un gioiello, tranne che intervenire poi con alcuni sconti per cercare di compensare questa iniquità. Invece, sarebbe necessario riformare il sistema fiscale distinguendo alla fonte la capacità contributiva delle famiglie. Andrebbe distinta la parte di reddito disponibile da quella destinata all’incremento di capitale umano e sociale a cui ogni famiglia con figli si dedica ogni giorno, riconoscendo che quella parte di reddito non deve essere assoggettata a imposizione fiscale, in quanto è un investimento di cui beneficia di tutta la società.

In un certo senso, le deduzioni sono un’applicazione del principio di sussidiarietà in ambito fiscale, perché riconoscono a monte il ruolo della famiglia e distinguono alla fonte ciò che non è giusto tassare, operando così un’equità non solo verticale, ma anche orizzontale. Il partito delle detrazioni, appellandosi al principio di equità verticale, si contrappone alle deduzioni in quanto esse agevolerebbero maggiormente i redditi alti. In realtà, le cose stanno diversamente.

Primo. Il principio di fondo da cui deve partire qualunque sistema fiscale è la capacità contributiva. Il passaggio successivo è definire se ciò che una famiglia spende per la cura, il mantenimento e l’educazione dei propri figli sia capacità contributiva oppure no. Noi crediamo fermamente che sia sbagliato considerare queste somme come capacità contributiva, sia per una famiglia con reddito alto che per una famiglia con reddito basso. Definito questo aspetto, sulla restante parte del reddito si applicherà la percentuale di prelievo stabilita per legge.

È quindi sbagliato parlare di vantaggio per i redditi alti. Sarebbe come se a un’azienda chiedessimo di pagare le tasse sulla base del fatturato e non sugli utili! L’iniquità è tutta qui: non è giusto far pagare le tasse su dei costi che la famiglia sostiene per tutta la società, indipendentemente che sia ricca o povera. Il principio sacrosanto della progressività di imposta resta immutato, ma deve essere applicato sulla capacità contributiva reale, cioè al netto dei carichi familiari.

Secondo. È dimostrabile che tra i due è il sistema delle detrazioni il più oneroso per i redditi bassi. Viene quindi il dubbio che la scelta del sistema delle detrazioni risponda più a una necessità di cassa che non a un’esigenza di equità verticale.