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FINANZA/ La Grecia "smaschera" il disegno degli eurocrati

Pubblicazione:mercoledì 21 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 21 novembre 2012, 10.43

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"La Germania non vuole dire la verità", innanzitutto a se stessa, ha scritto Stefan Kaiser sullo Spiegel. Tirare avanti così è pericolo, un haircut è inevitabile. Va ancora più in là il pugnace economista Hans-Werner Sinn, capo fazione dei duri e puri: "Una uscita temporanea della Grecia dall'euro, stabilizzerebbe il Paese e l'intera Europa". Dunque, ci risiamo. Si prepara uno scenario simile a quello di giugno? Allora Mario Draghi riuscì a evitare la catastrofe anche a costo di provocare una frattura non sanata con la Bundesbank. Adesso le parole non basteranno. Quanto agli atti concreti, sono impediti dalla Germania.

Jens Weidmann ha ripetuto anche recentemente che lui non condivide non solo la terapia, ma nemmeno l'analisi di Draghi. I meccanismi tradizionali della politica monetaria funzionano, secondo il presidente della Buba; sono i governi dei paesi meridionali che non hanno fatto bene i compiti a casa e ciò crea sfiducia nei mercati, i quali si comportano in modo assolutamente razionale. Lo spread, insomma, è colpa dell'Italia, della Spagna per non parlar della Grecia. Nessun intervento della Bce può colmare il fossato. Nemmeno l'euro è una priorità assoluta: la Bce deve badare ai prezzi, la stabilità finanziaria viene dopo e la moneta da questo punto di vista diventa un fattore derivato.

Nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, la Bundesbank sostiene che è la crisi dei debiti sovrani la minaccia principale anche per la Germania. La contrazione della crescita o la piccola recessione prevista per l'anno prossimo, non deriva dalla politica economica tedesca poco espansiva, ma dall'onda di piena che la pesante recessione italiana e spagnola getta al di là delle Alpi e dei Pirenei. Più divisi di così.

Tutto questo mentre la discussione sul prossimo bilancio, mille miliardi da spendere entro il 2020, è a un punto morto. David Cameron, il Premier britannico, vuole un congelamento e rispuntano le storiche divisioni sul sostegno alle lobby agricole. Ma, soprattutto, la discussione sta prendendo una piega ideologica, tra euroscettici ed eurofili, destinata a non portare da nessuna parte. Insomma, mentre si consuma nelle piazze e tra la gente l'inverno dello scontento, il più gelido probabilmente di tutti questi inverni di crisi (sono ormai cinque), i governi privilegiano i loro interessi nazionali. E gli eurocrati stanno perdendo la bussola.



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COMMENTI
22/11/2012 - via per la riduzione del debito e la crescita (antonio petrina)

Egr Cingolani, ieri su Italia Oggi (21/11) lei ci informava del parere del FMI (pessimista) sulla via per uscire dal debito,mentre Draghi (ottimista) ne indica un'altra,poi il ministro Schauble (fautore dell'austerity ) ne indica un'altra ancora,il ns governo crede nella politica fiscale come via per l'uscita della depressione ,lei auspica la "via maestra" delle privatizzazioni ( ma è il momento di svendere oggi?), ecc.: non sarebbe il caso di fare un Forum su questo giornale con i migliori specialisti ,"dentisti" inclusi (keynes definiva tali gli economisti in Prospettive),per approfondire il tema che riguarda il futuro dell'area euro e di tutti i suoi cittadini e non solo (leggi: fiscal clift degli USA)?

 
22/11/2012 - Eurocrisi (Daniele Prof Pauletto)

Ottimo articolo con un'analisi precisa e puntuale che fotografa la situazione esistente. ps il libro su impero romano-cristiano è uscito ? Prof Daniele pauletto