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BILANCIO UE/ Fortis: l’Europa sta "tradendo" l’Italia

Pubblicazione:giovedì 22 novembre 2012

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Oggi e domani i Capi di Stato europei si incontreranno per discutere del bilancio Ue 2014-2020. Il clima non sarà certo cordiale. I tagli pretesi dai cosiddetti paesi rigoristi, capeggiati da Gran Bretagna e Germania, destano a gran parte dell'Unione ben più di qualche preoccupazione. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, di fronte alla plenaria del Parlamento europeo, si è detto convinto del fatto che sia in gioco «la stabilità e la prosperità dell'Europa». Il nostro ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero, ha fatto sapere che, se il bilancio dovesse rivelarsi troppo punitivo nei confronti dell’Italia, non esiteremmo a mettere il veto. Abbiamo chiesto un commento e Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

 

Cosa ne pensa della mossa del ministro italiano?

 

L’impressione è che Moavero stia prendendo tempo per negoziare condizioni meno sfavorevoli per l’Italia che, attualmente, prevedono una significativa riduzione dei contributi riguardanti l’agricoltura e altri settori. Contestualmente, abbiamo paesi come la Gran Bretagna che non solo vogliono spendere meno, ma godono anche di uno sconto significativo rispetto agli altri Paesi europei. Oltretutto, pur essendo sotto osservazione,  siamo tra i paesi che contribuiscono maggiormente al bilancio Ue, mentre l’incremento del nostro debito pubblico è legato, prevalentemente, ai soldi che abbiamo messo a disposizione per salvare i paesi in difficoltà. 

 

Secondo lei, il ministro avrà qualche chance di successo?

 

Credo che Moavero sia la persona migliore, avendo sempre lavorato in ambito europeo, anche in passato, ed essendosi cimentanto con successo in diversi dossier, compreso quello per la crescita. Putroppo, il quadro all’interno del quale si muove non è dei più rosei.

 

A cosa si riferisce?

 

Basti pensare che si sta continuando a chiedere alla Grecia di uscire dalla crisi unicamente sul fronte della manovre economiche. Non si è ancora compreso che la questione va affrontata con modalità politiche. L’Europa, in questo momento, non ha la forma degli Stati Uniti d’Europa, ma di un gruppo di paesi che hanno interessi divergenti, che fanno fatica a trovare punti di mediazione e che non sono stati in grado di compiere un’operazione strategica di salvataggio dei paesi periferici. Salvo quello dell’Irlanda, dato che è un paradiso fiscale dove grandi sono gli interessi di paesi come la stessa Gran Bretagna.

 

Il taglio agli aiuti europei fa parte di questa miopia?


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COMMENTI
22/11/2012 - commento (francesco taddei)

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