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Economia e Finanza

FINANZA/ I guai delle banche francesi fanno tremare l’Italia

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Sapete quanto devono tagliare di esposizione ai cosiddetti paesi periferici le principali banche francesi, soprattutto Bnp Paribas e, appunto, Credit Agricole? Centoquaranta miliardi di euro dei circa 150 che le due corazzate più Societe Generale e Natixis hanno pompato dall’operatività interna verso i loro rami di business diretti ai cosiddetti Piigs, frutto questo della campagna di colonizzazione posta in essere nei dieci anni seguenti l’introduzione dell’euro, quando gli istituti francesi investirono circa 36 miliardi di euro in acquisizioni tra Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Irlanda. Le sole Bnp Paribas, Credit Agricole e Societe Generale sono appese a qualcosa come 143 miliardi di euro, stando a Morgan Stanley. Per Pimco, il principale operatore obbligazionario del mondo, «ridurre il finanziamento tra casa madre e unità locali nei paesi a rischio è la via più sicura per gestire il rischio in periodi di crisi».

Qualche numerino ancora? Pronti, alla fine di luglio il titolo di Bnp Paribas aveva perso il 43% rispetto a un anno prima, quello di Credit Agricole del 67%, quello di Societe Generale del 57% e quello di Natixis del 43%. Performance davvero notevoli, chissà cosa aveva tanto da sghignazzare Nicolas Sarkozy di fronte a numeri del genere... E proprio il profilo quasi unicamente europeo delle banche francesi, a differenza ad esempio di quello più internazionalizzato di Hsbc o Banco Santander, fa aumentare il profilo di rischio per quegli istituti, anche se in teoria possono vantare l’organizzazione più efficiente del mercato (ne dubito).

Vogliamo parlare della leva? Le banche francesi sono tra le più esposte al mondo, con il solo Credit Agricole che può vantare una rassicurante ratio 1:66, oltre tre volte il leverage di Lehman Brothers quando è crollata. E lo stesso Credit Agricole, oltre alle detenzioni a rischio, sconta anche il rischio diretto di un possibile traballare dell’Italia attraverso la sua controllata Cariparma, la quale vantava alla fine di marzo un incremento netto dei depositi, eccedenti i prestiti ma al netto di altri assets legati a franchising o corporate&investment banking e alla quota del 61% in Agos Ducato, leader del credito al consumo, stando a Kepler vedono il gigante francese con un gap di finanziamento di 22,8 miliardi in Italia.