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LEGGE DI STABILITA’/ Forte: l’ideologia dei tecnici ci manda in recessione

La Legge di stabilità è stata approvata dalla Camera dopo alcune modifiche rispetto al testo varato dal Governo. Ora la palla passa al Senato. Il commento di FRANCESCO FORTE

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Ma alla fine che cosa e dove porta questa Legge di stabilità, che ha avuto un percorso tanto tortuoso? In fondo, si tratta della vecchia finanziaria, che non riesce a risolvere i problemi che sono stati affrontati in questo anno di “Governo dei tecnici”. La legge è stata riscritta, rivista, ripensata e alla fine, se così si può dire, in parte migliorata. Probabilmente perché una nuova crescita della pressione fiscale avrebbe ancor più esasperato una situazione sociale che si fa sempre più complessa. Tutto questo non muta affatto i numeri dell’anno durissimo dell’economia italiana finita in recessione, con i dati negativi sul Pil, sul debito, sulla disoccupazione, sulla mancata crescita (sempre promessa come seconda fase) che fanno da sfondo alla linea di questo Governo. Non si può sfuggire, malgrado tutte le drammatizzazioni, reali e presunte, al giudizio che questa Legge di stabilità chiude un’esperienza che molti definiscono mediocre. Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, spiega: «Almeno si sono evitati alcuni aumenti fiscali. Una parte di questa Legge di stabilità è stata messa a posto dal Parlamento e più volte cambiata in Commissione».

Vede in questa “legge di stabilità” alcuni fatti positivi?

Si può dire che due aspetti possono essere considerati positivi. Innanzitutto, come primo punto, il contributo per i patti di produttività. Anche se poi occorrerà vedere quello che ha realmente intenzione di fare Confindustria, con tutti i problemi legati all’azione e all’accordo precedente con la Cgil. Diciamo comunque che è stata fatta una dichiarazione d’intenti che ha degli aspetti positivi. Poi mi sembra di aver capito che c’è la costituzione di un Fondo di perequazione a favore delle imprese. Anche con questi correttivi, si può comunque parlare di una modesta Legge di stabilità.

Alla fine non sono molti questi aspetti positivi.

Insomma, per tutto un anno sono state varate una serie di leggi che sono risultate solo nominali. Liberalizzazioni e semplificazioni sono rimaste sulla carta. La riforma del mercato del lavoro è quella che è ed è ormai inutile ritornarci sopra. Ma, soprattutto, non si è fatto nulla per la crescita, non si è messo in moto nulla, non si è predisposto nulla. Eppure, una legge si chiamava addirittura “CrescItalia”. Dove sta la crescita in tutti questi interventi del “Governo dei tecnici”? Io ho visto in tutto questo una scarsa visione da parte dell’esecutivo, non parliamo di “colpi d’ala”. Alla fine il risultato si può definire solamente mediocre.

Eppure i sacrifici, in questo anno, gli italiani li hanno fatti.


COMMENTI
23/11/2012 - ottimo intervento (cesare gizzi)

Analisi lucida prof. come ai tempi dell'università. Peccato che ora sono di moda i bocconiani