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FINANZA/ Ue e Bce, la "botta" d’Europa che ci fa fallire

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, è intervenuto due giorni fa per sostenere con forza l’operato della Bce. Il suo intervento ha preceduto l’inutile incontro dei Capi di governo dell’Unione europea, dedicato al bilancio per il periodo 2014-2020. Incontro inutile perché, come si è visto, non c’è stato alcun passo avanti nei negoziati.

Quindi in pochi giorni abbiamo avuto una doppia conferma: il ruolo centrale della Bce, che chiede sempre maggiori poteri, e i continui fallimenti della politica, che a livello europeo non riesce a trovare accordi e che si mostra sempre più lontana dalle esigenze della popolazione. Continuano a chiederci sempre più Europa, ma i risultati, evidenziati anche dalla crisi economica, sono stati disastrosi.

Ora, l’aspetto peggiore è che, avendo imboccato da 20 anni la strada del “più Europa”, di fronte a tanti fallimenti non si pensi di cambiare strada, ma si continui a persistere su quella sbagliata. Draghi si è anche vantato di essere riuscito a calmare le tensioni sui mercati dei titoli di Stato: ma a quale prezzo? L’Europa è in recessione e gli Stati hanno aumentato il loro debito. La Grecia è sull’orlo del default e non si vede una via di uscita. La Germania sembra voler negare il prossimo prestito di oltre 30 miliardi di euro, perché i suoi politici non riescono a spiegare ai tedeschi l’utilità di questo esborso nei confronti di un Paese che quasi sicuramente andrà in fallimento. Per lo stesso motivo sono contrari anche Austria, Olanda e Finlandia. I politici tedeschi hanno mentito ai loro elettori, convincendoli che la moneta unica avrebbe portato grossi vantaggi senza avere grossi problemi, e ora non riescono a uscire dalla menzogna propinata per tanti anni.

E la solidarietà tra paesi europei, dov’è finita? È questa l’Europa che vogliamo? La Bce ha ottenuto l’abbassamento dello spread sui titoli di Stato di certi paesi, ma l’effetto è solo temporaneo, la crisi non è passata e tutti i pericoli sono stati soltanto rimandati. Il risultato è che si potranno presentare un domani, ma con dimensioni ancora maggiori.

Paventando questo pericolo, il presidente della Bce afferma che occorre un’unione bancaria e un meccanismo di cooperazione che fermi l’impatto sui tassi di interesse pagati per finanziare il debito. Ma tale unione bancaria a livello europeo non è nient’altro che un maggiore controllo della Bce sul sistema bancario. Ormai i governi vengono ritenuti inadatti a tale controllo e la Bce si appresta a un ruolo di supplenza nei confronti del sistema bancario al posto dello Stato. In altre parole Draghi realizza quel “più Europa” che da 20 anni sta continuando rovinare le economie europee.



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