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FINANZA/ Su Basilea 3 Monti deve battere un colpo

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Il presidente del Consiglio, Mario Monti  Il presidente del Consiglio, Mario Monti

E’ vero che le offerte di liquidità triennale all’1% da parte della Banca centrale europea hanno sorretto il sistema italiano. Ma il presidente Mario Draghi ha dovuto prendere atto della spirale viziosa che l’attacco speculativo dei mercati stava provocando in Italia: in parte anche con l’iper-liquidità che soprattutto la Fed ha garantito a Wall Street. I “quantitative ease” a ripetizione hanno avuto il pretesto di favorire lo stimolo al Pil Usa e di tenere in sicurezza il sistema bancario. In pratica, hanno consentito agli stessi operatori che avevano fatto crollare i mercati di continuare a speculare in finanza strutturata: come ha dimostrato l’ennesimo buco da 4 miliardi accusato da JPMorgan. Le aste Ltro (e ora gli scudi “antispread” Otm) appaiono comunque strumenti molto più strutturati sul piano tecnico e politico rispetto agli enormi salvataggi “a pioggia” del 2008-2009 in Usa o Gran Bretagna, da centinaia di miliardi di dollari.

 

Il sistema bancario italiano è comunque ai minimi di immagine e reputazione nel mercato domestico.

 

Sì, e la “questione bancaria” rischia di diventare un feticcio della campagna elettorale: il grillismo è nato nelle piazze del “risparmio tradito” da Cirio, da Parmalat, dai bond argentini. Oggi, però, il vero nodo è il credito razionato, principale dinamica causa-effetto della grave recessione italiana e dimostrazione concreta dei difetti “prociclici" di Basilea 3. E non possiamo dimenticare che sulla nuova “architettura di vigilanza microprudenziale” una delle firme più importanti è proprio quella di Draghi: prima governatore della Banca d’Italia, poi alla guida della Bce. Un banchiere centrale di mercato, apprezzato negli Usa e al Fmi, ma “promosso” anche dall'Ue germanocentrica per la duttilità nel trovare punti di mediazione fra finanza bancaria e di mercato, fra tradizione creditizia europea e anglosassone, anche nei sistemi di supervisione.

 

Draghi adesso ha in mente l’Unione bancaria.

 

L’Unione bancaria (che si basa comunque su Basilea 3) è una sua idea per rendere accettabili alla Germania i nuovi scudi “salva-stati e salva-euro”. Ecco: lo sviluppo l’Unione bancaria, che dovrebbe partire all’inizio del 2013, ma di fatto prenderà le mosse nel 2014, potrebbe essere associato al rinvio Usa su Basilea 3 per aprire un “anno bianco” di revisione complessiva delle regole bancarie globali fra Ue e America. Sul piano tecnico Draghi può farcela, ma prima ancora ha il dovere di impegnarcisi: la cancellazione di Basilea 3 sarebbe anche una sua sconfessione. Mentre la trasformazione di Basilea 3 in strumento di ristrutturazione dell’Europa è un fatto politico: chi non riesce - o non vuole - vederlo, come minimo è miope. O preferisce mettere la testa sotto la sabbia.

 

L’Abi è appoggiata da Confindustria nella polemica su Basilea 3.



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