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FINANZA/ Su Basilea 3 Monti deve battere un colpo

Pubblicazione:lunedì 26 novembre 2012

Il presidente del Consiglio, Mario Monti Il presidente del Consiglio, Mario Monti

La resa dei conti globale su Basilea 3 è più politica che tecnico-finanziaria. Ed è Mario Monti - premier tecnico e politico, leader accreditato su entrambe le sponde dell’Atlantico - a doversi far carico ultimo, in queste settimane, di difendere gli interessi dell’Azienda Italia e delle sue banche: verso i mercati anglosassoni ma anche in Europa. Lo dice a Ilsussidiario.net Antonio Quaglio, senior editor de Il Sole 24 Ore.

 

Le banche italiane hanno ragione a chiedere il rinvio di Basilea 3?

 

Sì e l’Abi ha più che doppi buoni motivi nel ribadire con forza la presa di posizione della Federazione bancaria europea. Un mercato vero c’è solo quando le regole sono “livellate” per tutti: lo ha insegnato e preteso proprio l’ultraliberismo anglosassone. Se l’America ora rovescia il tavolo delle regole che proprio la finanza di mercato ha creato e imposto, perché l’Europa dovrebbe penalizzarsi? Perché mantenere nei tempi e nei modi più stretti gli standard di auto-controllo di solidità patrimoniale e liquidità? E poi le banche italiane i loro compiti a casa li hanno già fatti, tutti e senza sconti.

 

In che modo?

 

Hanno superato la crisi bancaria senza i drammatici fallimenti verificatisi negli Usa, in Gran Bretagna, in Olanda, in Spagna e anche in Germania. Sono state le banche di Wall Street e della City a fallire clamorosamente la prova del controllo decentrato dei rischi finanziari sui mercati: sono loro che avrebbero dovuto fare per prime i compiti a casa, per riparare alle gigantesche distruzioni di valore e di fiducia sui mercati provocate dall’azzardo morale privo di vigilanza e controlli. E invece rifiutano ancora di farli, anzi: probabilmente vorrebbero non farli più. E le loro autorità - Amministrazione e Fed - continuano ad appoggiarle. Nonostante Obama lasci intendere che il secondo mandato sarà molto più severo con Wall Street a difesa di Main Street.

 

Come stanno le cose in Europa?

 

Un anno fa l’Eba ha effettuato uno “stress test” nel momento peggiore per le banche italiane, coinvolte in pieno nell’attacco speculativo al debito sovrano. E il test è avvenuto con un’applicazione discutibile, in parte discriminatoria delle regole all’interno dell’Ue: un mutuo residenziale “Italia su Italia” viene considerato dall’Eba - e da Basilea 3 - più rischioso di un derivato “Germania-su-finanza-ombra”. In ogni caso entro il 30 giugno scorso tutte le banche italiane sono riuscite a ricapitalizzare sul mercato e hanno portato il Core Tier 1 - principale parametro patrimoniale di Basilea 3 - al 9%. Intanto si è scoperto che mezzo sistema bancario spagnolo era fallito, che ha bisogno di almeno 40 miliardi di aiuti pubblici dall’Europa: l’Eba non se n’era praticamente accorta. Invece, nel dicembre 2011 ha ordinato a UniCredit di rifornirsi di 7,5 miliardi di capitali freschi. A fine gennaio c'erano già.

 

Però le banche italiane hanno potuto contare sull’aiuto della Bce…


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