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Economia e Finanza

FINANZA/ L’Europa dei banchieri "colonizza" anche l’Italia

Flavio Tosi (Infophoto)Flavio Tosi (Infophoto)

Il problema è che proprio il mese prossimo l’Argentina dovrà già pagare 3,4 miliardi in totale a vari detentori dei bonds ristrutturati su regolari scadenze: il primo appuntamento - di piccola entità - è previsto già per il 2 dicembre. Se però entro il 15 non verranno pagati i due hedge funds, si bloccheranno automaticamente tutti gli altri pagamenti regolari ai detentori post-swap e sarà molto probabilmente un nuovo default sovrano, uno scherzo da 24 miliardi di dollari. Sicuri che non possa accadere, alla bisogna, anche in Europa?

A oggi, infatti, Atene ha preferito evitare i tribunali e pagare solo alcuni dei fondi consorziati dallo studio americano Bingham-McCutchen, tra cui proprio il Dart Management che si è portato a casa il 90% dei 436 milioni di euro di debito ellenico sotto legislazione straniera, ma a dire no allo swap di marzo sono stati i detentori di oltre 6 miliardi di euro di debito greco. E, guarda caso, da qualche giorno i rendimenti sui bonds greci stanno crollando, la gente quindi compra. Attenzione, poi, allo stesso Portogallo che ha emesso un’alta percentuale del suo debito sotto legislazione britannica, qualcosa come oltre 25 miliardi di euro di bonds che potrebbero far scattare la “negative pledge”, ovvero l’obbligo del pagamento pari passu di quel debito anche in caso - non peregrino - di ristrutturazione del debito lusitano. E ancora, una grande parte del debito regionale emesso dalle varie Generalitat spagnole è sotto legislazione UK, come ad esempio proprio il debito della Catalogna, la quale prima di chiedere il salvataggio all’odiata Madrid ha avuto la bella idea, per finanziarsi, di dar vita a un “Programma di emissione a medio termine in euro” da 9 miliardi con governing law del Regno Unito e negative pledge inserita nella condizione numero 5 del contratto.

Insomma, una Catalogna indipendente potrebbe far comodo a molti, ma anche paura a tanti altri, visto che il suo default all’interno del contesto spagnolo vedrebbe entrare in azione l’Ue e la Bce, mentre un default sovrano extra-iberico avrebbe conseguenze imprevedibili e senza precedenti. Capite, quindi, quanto quel tweet di Nouriel Roubini sia criptico e tutto da interpretare. Così come l’atteggiamento della Lega Nord, primo partito in Italia a parlare di Europa delle Regioni da contrapporre all’Europa dei banchieri, la quale nella sua versione 2.0 - copyright del sito indipendentista www.lindipendenza.com, diretto dal bravo Gianluca Marchi - «sta con Bava Beccaris e i poliziotti», come denunciava Tontolo nel post che apriva la homepage ieri.

Insomma, nel periodo di maggior fermento popolare su progetti indipendentisti - ricordiamo il referendum in tal senso che si terrà in Scozia nel 2014 - la Lega dei “barbari sognanti” cambia parole d’ordine e pelle? Qualche dubbio a me era sorto già venerdì sera, quando ospite della trasmissione “L’ultima parola”, condotta da Gianluigi Paragone su Rai2, c’era il sindaco di Verona ed esponente maroniano di punta del partito, Flavio Tosi. Il quale, stimolato dal padrone di casa sul ruolo delle banche nella crisi in Italia, soprattutto in relazione alla mancata erogazione di credito all’economia reale al netto dell’inondazione di liquidità ottenuta dalla Bce, ha risposto dicendo che le banche sono state obbligate da Bankitalia a comprare debito italiano e quindi non potevano prestare denaro a cittadini e imprese, anche perché ora stanno pagando il conto dei prestiti allegri pre-crisi, quando si finanziavano mutui anche al 120% a soggetti con rating di credito a rischio. Per finire, Tosi ha detto che la colpa della situazione italiana, ovvero il malessere di lavoratori e piccole imprese, è del debito pubblico e dell’eccessiva spesa pubblica, non delle banche.