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GIGANOMICS/ Marchionne usa un “trucco” per Fiat Industrial e Tabacci si “gode” la sconfitta nelle primarie

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Salotto caldo. Non ci sono stati annunci ufficiali. Si sa però che è durato cinque-sei ore l’incontro di Pietro Scott Jovine, amministratore delegato di Rcs (la casa editrice de Il Corriere della Sera), con i suoi principali azionisti il vista del Consiglio di amministrazione del 19 dicembre cui toccherà prendere decisioni strategiche per il futuro del gruppo. Dunque, se i protagonisti del cosiddetto salotto buono italiano decidono di dedicare una mezza domenica per parlare di affari vuol dire che i problemi messi sul tappeto sono davvero gravi e trovare il modo per venirne fuori è un rompicapo. E, sopratutto, non è gratis. Qualcuno sperava che Scott Jovine, ex capo di Microsoft in Italia, con la sua esperienza manageriale nella new economy, trovasse la bacchetta magica per reinventare il mestiere della vecchia case editrice che non riesce più a far soldi con la carta stampata. Ma evidentemente non è così. Scott Jovine, come il capo di qualsiasi filiale di multinazionali americane, non ha mai partecipato assieme a Bill Gates alla definizione delle strategie industriali della casa madre: si limita a venderne i prodotti sul mercato di sua competenza. Forse era troppo aspettarsi da questo signore un business progettato per il futuro dei media che nessuna casa editrice del mondo è ancora riuscita a individuare.

 

Gubitosi e le chiese. Sembra fatta per Mario Orfeo, attuale direttore de Il Messaggero, alla direzione del Tg1. Dal punto di vista professionale è un’ottima scelta, ineccepibile. Orfeo ha già fatto un’esperienza alla guida di un telegiornale, il Tg2, e ha fatto bene nelle due testate che ha guidato, Il Mattino e Il Messaggero dove è tuttora. Per indicarlo al consiglio di amministrazione, però, il direttore generale, Luigi Gubitosi, ha fatto il giro delle sette chiese: è andato dai vari partiti politici per chiedere il loro gradimento sul candidato. Una prassi che risale all’inizio della tv in Italia. Forse non poteva fare diversamente, chissà. Possiamo però chiedergli di smetterla di parlare della sua gestione della Rai come di un’attività puramente manageriale, senza inquinamenti politici?

 

A dopo. Come anticipato da ilsussidiario.net, è in vista un rinvio della vendita di TiMedia da parte di Telecom Italia. Se ne riparlerà quando? Dopo le elezioni, probabilmente. In campagna elettorale una rete tv con il suo telegiornale e i suoi talk show serve.

 

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