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IL CASO/ I finti “pilastri” che stanno facendo crollare l’Italia

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Lo stato sociale italiano ha una natura profondamente diseguale e inefficiente, tanto da non riuscire a distribuire seriamente la ricchezza e a non accompagnare la vita economica, soffocandone gli elementi di valorizzazione del talento e del merito.

La verità è che la colpa della crisi nel nostro Paese è nostra e, se vogliamo permetterci di essere solidali e non lasciare indietro nessuno, dobbiamo scatenare al più presto le energie del merito e del talento. Cinquant’anni di successi economici derivano dal privilegio di esserci seduti tra i potenti della Terra e ora che il mondo si è ampliato dobbiamo rapidamente tornare a competere con quei paesi che stanno crescendo in maniera esponenziale, animati da un desiderio di rivincita e rinascita.

Non si può non dire che le banche non danno credito, che non abbiamo materie prime e che non vogliamo sacrificare i nostri millenari diritti umani e sociali. Sarebbe però molto più serio e costruttivo accettare un dato di fatto e riprendere a lavorare in modo efficiente, etico e meritocratico, invece di cercare scuse e attenuanti. Non possiamo più permetterci il lusso di false illusioni e di cattivi maestri e, pur consci dei nostri diritti e orgogliosi di essere italiani, dobbiamo ragionare da cittadini nel mondo, con i limiti e i vantaggi che questo comporta.

Non dobbiamo avere paura di mettere in discussione in modo radicale parti molto ampie del nostro diritto, della Costituzione, della democrazia e dell’architettura dello Stato, oltre che della nostra stessa cultura.



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