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AGENZIE DI RATING/ L'Ue propone tre giudizi all'anno, ma le "sorelle" hanno un asso nella manica

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Di fatto, è già così. A meno che non ci siano degli accordi internazionali che rendano cogenti queste norme, esse lasciano il tempo che trovano.

Nell’accordo, è contenuta anche l’intenzione di eliminare i conflitti d’interesse

Non credo che una norma del genere vedrà mai la luce. Dietro le agenzia ci sono interessi troppo rilevanti.  Si pensi alle persone che siedono nei loro Cda delle società di rating e, contemporaneamente, in quelli dei grandi fondi d’investimento e delle multinazionali.

Salta, d'altro canto, per ora, il progetto di istituire un’agenzia di rating europea.

Sarebbe la strada più corretta per correggere il problema dei giudizi espressi al di fuori della realtà; un’agenzia espressione degli Stati membri e in grado di fornire giudizi univoci sarebbe altamente auspicabile. Contribuirebbe all’unità e all’integrazione europea e rappresenterebbe una barriera contro la speculazione. Tuttavia, non la vedo al momento praticabile. Presupporrebbe una linea d’intenti condivisa, e un accordo sui parametri economici che, attualmente, l’Europa non è in grado di esprimere. Sulle questioni fondamentali, infatti, si è sempre mostrata divisa.

Com’è possibile, in ogni caso, che le agenzie, nonostante errori clamorosi come il conferimento della tripla A a società come Lehman Brothers, Cirio e Parmalat, continuino a disporre di un così elevato potere di condizionamento dei mercati?

L’impressione è che ultimamente il peso del loro giudizio si stia riducendo, anche se non nella misura che, considerando gli errori del passato, ci saremmo aspettati. 

 

(Paolo Nessi)



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