BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFINANZA/ Morsi-Usa, "un’alleanza" per fare affari in Egitto

Pubblicazione:

Mohammed Morsi (Infophoto)  Mohammed Morsi (Infophoto)

Insomma, serve stabilità, la stessa che si è persa con la rivolta del gennaio 2011, dopo la quale le riserve in moneta straniera crollarono del 50% e gli investitori stranieri scaricano securities governative, portando il rendimento del debito denominato in dollari all’8,79% sulla scadenza decennale. Oggi paga il 5,34%. Lo yield sui bonds denominati in dollari con scadenza 2020 è crollato di 253 punti base dal mese di giugno, quando venne eletto presidente Morsi, il quale ha fatto chiaramente capire quale sia la sua priorità: l’economia.

Le riserve ufficiali lorde sono cresciute di 400 milioni di dollari tra settembre e ottobre, toccando quota 15,5 miliardi di dollari, il tutto dopo aver ricevuto un prestito da 1 miliardo di dollari da Qatar e Turchia, a cui domani si aggiungerà un altro miliardo da parte dell’Emirato e a breve 4 miliardi dall’Arabia Saudita. Insomma, si emette debito in euro perché il pound egiziano è troppo volatile per le prospettive di crescita a lungo termine che interessano al governo e agli investitori stranieri.

Perché quindi questa mossa di Morsi? A chi giova nuova turbolenza proprio ora che il Fmi stava per cedere e gli investitori avevano fatto il pieno di debito all’asta? Ci sono quattro regole base per gli investitori internazionali in grado di fare scommesse ad alto rischio, regole legate proprio all’instabilità. Primo, la lealtà del brand. Ovvero, dimostrare supporto al Paese continuando comunque un certo livello di investimento, mantenere visibilità e costruire una campagna marketing che possa fidelizzare la gente (o il governo) in tempi di turbolenza. Secondo, tenere d’occhio gli assets sottovalutati per potenziali acquisizioni. Proprio grazie alla svalutazione del pound egiziano, molti assets verranno trattati a livelli bassissimi, divenendo quindi potenziali prede per chi vuole potenziare la propria presenza sul mercato. Terzo, rafforzare le partnership locali, visto che in tempi difficili e con una stretta creditizia, la liquidità occidentale - garantita a pioggia e a costo praticamente zero dagli interventi delle banche centrali - può fornire finanziamenti a breve termine per soggetti locali in difficoltà. Quarto, le multinazionali che si sono attrezzate in tempo con i cosiddetti “piani di mitigazione del rischio” possono far man bassa di quote di mercato, mentre i loro competitor stanno ancora approntando strategie difensive.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
29/11/2012 - GEOFINANZA/ MORSI USA (delfini paolo)

Sono assolutamente d'accordo con Mauro Bottarelli, ai sostenitori del nuovo ordine mondiale dei popoli non glie ne po' frega de meno, il problema e' quello di creare le condizioni per le "riforme strutturali" per poter "attirare investitori esteri", che guarda caso al fondo sono sempre gli stessi.E' cosi in Italia, Grecia, Spagna,Portogallo, Irlanda adesso anche in Francia, e drammaticamente ancora di piu' in paesi come l'Egitto.