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GEOFINANZA/ Morsi-Usa, "un’alleanza" per fare affari in Egitto

Pubblicazione:giovedì 29 novembre 2012

Mohammed Morsi (Infophoto) Mohammed Morsi (Infophoto)

Cosa pensavo (e non ho cambiato la mia idea di una virgola) delle cosiddette “primavere arabe” che hanno portato alla deposizione di vecchie leadership arabe è noto: erano le primavere eterodirette del Dipartimento di Stato Usa, con Gran Bretagna e Francia ben contente di lanciarsi in “operazioni simpatia”, pronte a tramutarsi in investimenti. Nulla di illegale, per carità, ma non vendetemi la balla delle rivolte via twitter e della democrazia dal basso. Oggi, come la cronaca ci dimostra, l’Egitto sta rendendosi conto che forse il vecchio faraone Mubarak non era poi così male, visto che il presidente Morsi si è auto-attribuito poteri pressoché assoluti (manca solo che possa decidere che tempo farà) e il governo dei Fratelli Musulmani non è quel campione di democrazia che i media mondiali volevano spacciarci che fosse. Quindi, nuove proteste e piazza Tahrir che torna a eccitare i progressisti di mezzo mondo, perennemente alla ricerca di un punto g ideologico.

Bene, non sperate però che i potenti di turno si strappino le vesti per quanto sta accadendo, perché l’Egitto è entrato di diritto nel radar di chi non vede nei paesi i popoli che li abitano ma opportunità di investimento. Perché dico questo? Semplice, perché mentre Christine Lagarde sembra pronta alla guerra termonucleare globale sul nuovo salvataggio della Grecia, il Fmi appare invece estremamente conciliante con le condizioni da offrire al Cairo, tanto che il costo per finanziarsi sui mercati dell’Egitto è più basso di quello della Spagna!

Lunedì, infatti, il governo Morsi ha piazzato sul mercato oltre 640 milioni di euro di debito a un anno, il 60% in più di quanto previsto dal ministero delle Finanze, pagando un rendimento del 2,548%, contro il 2,8% che paga attualmente la Spagna sulla medesima scadenza. Peccato che per Moody’s, il rating del debito egiziano sia allo status di spazzatura B2, mentre quello spagnolo è Baa3. Ma si sa, ci sono rating e rating. D’altronde, che il buon Morsi non fosse un idealista a tutto tondo lo si era capito subito, visto che tra le prime mosse del suo governo c’è stata la ridiscussione del prestito da 3 miliardi di dollari con il Fmi, portato senza troppe lamentele e discussioni dall’organismo di Washington addirittura a 4,8 miliardi di dollari.

Certo, l’economia egiziana sta migliorando, la crescita è calata solo dell’1,8% nel 2011 e per l’anno prossimo qualcuno azzarda un’espansione del 3,2% (sembrano i calcoli da Paperopoli della troika sulla Grecia), ma un trattamento simile, oltretutto non per il più democratico dei governi, cozza un pochino rispetto agli strepiti della Lagarde appena si parla di Atene. Ma si sa, business is business e l’aumento di depositi in valuta estera sta facendo crescere le aspettative per un accordo rapido con il Fmi, soprattutto per quanto riguarda le banche locali. Ma perché l’Egitto emette debito in euro, direte voi? Semplice, perché da agosto in poi, quando si tenne la prima emissione denominata nella valuta europea, il pound egiziano si era indebolito dello 0,4% sul dollaro e addirittura del 2,6% sull’euro. La volatilità a un mese della divisa egiziana, in questo trimestre, è salita del 70%, il balzo più grande delle dieci monete mediorientali tracciate da Bloomberg, secondo solo allo shekel israeliano.


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COMMENTI
29/11/2012 - GEOFINANZA/ MORSI USA (delfini paolo)

Sono assolutamente d'accordo con Mauro Bottarelli, ai sostenitori del nuovo ordine mondiale dei popoli non glie ne po' frega de meno, il problema e' quello di creare le condizioni per le "riforme strutturali" per poter "attirare investitori esteri", che guarda caso al fondo sono sempre gli stessi.E' cosi in Italia, Grecia, Spagna,Portogallo, Irlanda adesso anche in Francia, e drammaticamente ancora di piu' in paesi come l'Egitto.