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SANITA' A RISCHIO/ Sacconi: due mosse per non finire nell’"ospedale" di Monti

Pubblicazione:giovedì 29 novembre 2012

Maurizio Sacconi (InfoPhoto) Maurizio Sacconi (InfoPhoto)

Mi riferisco, ad esempio, ad un buon livello di cure primarie, erogabile attraverso la realizzazione di reti aggregate di medici di base, in grado di fornire assistenza 24 ore; a scelte sussidiarie, profit o non profit, in favore della famiglia, idonee a trattare appropriatamente i bisogni cronici; all’integrazione tra le spesa socio-sanitaria e quella sanitaria. In Italia, oltretutto, abbiamo ancora un enorme quantità di ospedali minori, marginali e pericolosi per la salute (chi partorirebbe, ad esempio, in una struttura dove nasce un solo bambino alla settimana?), che dovrebbero essere chiusi o convertiti in altri generi di strutture, quali le residenze per gli anziani. Occorrerebbe, inoltre, applicare seriamente i principi del federalismo fiscale.

Ci spieghi.

Il federalismo è caratterizzato da tre criteri guida che, non a caso, nell’Asl di Conegliano sono perfettamente rispettati: il 5% della spesa dovrebbe essere dedicato alla prevenzione; non più del 44% alla spesa ospedaliera; il resto, ai servizi territoriali. Quando l’assetto è di questo tipo, si determinano l’equilibrio finanziario e l’elevata qualità della prestazione. Da questi macrocriteri si deducono i fabbisogni standard da applicare nella ripartizione del Fondo sanitario nazionale. L’insieme di queste misure, se tenute in considerazione nella negoziazione del fondo, potrebbe obbligare alcune regioni a responsabilizzarsi. Specialmente, rispetto alla necessità di chiudere alcune strutture che sono al di sotto di qualunque standard di efficienza e qualità accettabile. Tutti i criteri sin qui decritti, oltre che a Conegliano, sono adottati, in linea generale, e con le dovute distinzioni, dalle Regioni più virtuose quali la Lombardia. 

Balduzzi sta studiando un sistema di franchigie in base alle fasce reddituali. Cosa ne pensa?

La compartecipazione è utile per moderare e responsabilizzare i consumi, più che per aumentare in maniera significativa il gettito. Dissuade dal richiedere prestazioni inutili o ricoveri laddove non ce ne sia effettivamente bisogno. 

E dell’incentivazione al ricorso alla sanità complementare privata?

La dimensione privata collettiva è stata incoraggiata dal precedente governo Berlusconi, che istituì l’albo dei fondi sanitari privati. E’ evidente che dobbiamo sostituire larga parte della spesa pagata di tasca propria con forme assicurative, meglio ancora se assicurative collettive; mi riferisco, ad esempio, alla sviluppo della contrattazione aziendale o categoriale dedicata a forme di welfare complementare integrativa. Occorre, in tal senso, rafforzare i benefici fiscali per i versamenti legati a questi investimenti. 

 

(Paolo Nessi)



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