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FINANZA/ 1. Monti, la medicina amara e il petrolio della Grecia

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La Grecia è al collasso sociale ed economico. Si hanno già notizie di uomini delle forze di polizia che ostacolano altri poliziotti quando vengono inviati a contrastare le manifestazioni di piazza. Anche la recente notizia di una legge che permette agli avventori di un locale di uscire senza pagare, se non ricevono uno scontrino, dà l’idea di uno Stato che cerca disperatamente di rimediare qualche euro mettendo cittadini contro cittadini. La Grecia è al collasso sociale ed economico, e il conto lo stiamo pagando anche noi. Infatti, l’Italia ha contribuito con circa 14 miliardi di euro al Fondo salva-Stati, soldi che verranno impiegati per pagare a banche francesi e tedesche i prestiti con interessi altissimi fatti alla Grecia.

Ovviamente questo gioco non può durare a lungo. Qual è allora il vero obiettivo dei burocrati europei? Come già detto, non diamo credito all’ipotesi dell’ignoranza di certi professori o di certi tecnici, ma sembra evidente che si stia completando un progetto ben preciso. E tale progetto, che passa attraverso la rinuncia delle sovranità nazionali, dovrebbe riguardare due tipi di risorse di notevole importanza.

Il primo tipo di risorsa sono le risorse umane. L’obiettivo è quello di fare della Grecia una Zona economica speciale, sul tipo di quelle già costituite in Cina e in India. Si tratta di aree dove, in cambio della costruzione di nuove fabbriche da parte di gruppi industriali internazionali, lo Stato concede agli imprenditori il privilegio di usufruire di manodopera a basso costo e senza oneri sociali. In altre parole avremmo una sorta di “cinesizzazione” della Grecia.

Il secondo tipo di risorsa sono le risorse energetiche. Infatti, nel 2009 una compagnia petrolifera, partecipata da Israele, scoprì al largo delle coste israeliane un giacimento importante, in seguito chiamato Tamar. Le stime di tale giacimento parlano di circa 240 miliardi di metri cubi di gas naturale. Oggi Israele dipende energeticamente in maniera importante da forniture di gas che vengono dall’Egitto. Ma la vera grossa scoperta è avvenuta nel 2010 con il giacimento Leviathan, per il quale le stime parlano di 3400 miliardi di metri cubi di gas naturale. Tale giacimento situato nel Mediterraneo orientale è così vasto che dovrebbero avervi diritto, oltre a Israele, anche Libano, Siria, Cipro, Turchia e Grecia (questo spiega forse quanto è successo dal 2010: l’accentuarsi della crisi in Grecia, le primavere arabe, il tentativo di rovesciare Assad in Siria, fino ai recenti attentati in Libano?).

Ulteriori sondaggi compiuti nel mar Egeo hanno portato alla luce giacimenti per 22 miliardi di barili di petrolio. Alcuni esperti hanno già stimato che la Grecia potrà ripagare interamente il suo debito di oltre 300 miliardi di euro. Ma agli speculatori conviene che la Grecia possa ripagare il suo debito? Ovviamente no. Il fatto che il Fondo monetario internazionale e la Bce insieme alla Germania insistano perché il governo greco privatizzi al più presto le aziende oggi possedute, e che il governo greco stia cominciando le grandi privatizzazioni dalla azienda energetica del Paese, getta una luce sinistra sulla genesi della crisi in Grecia. Atene infatti ha già messo sul piatto la prima delle sei imprese che si è impegnata a vendere: Depa, monopolista greco del gas, di cui lo Stato detiene il 65% del capitale. L’obiettivo è incassare subito 4,5 miliardi. Spiccioli, in confronto al tesoro custodito in fondo al mare. È forse un caso che il primo gioiello di famiglia a essere sacrificato sull’altare dei mercati sia proprio un’azienda energetica?

Ma sappiamo bene che Satana fa le pentole e non i coperchi. Il primo vero boccone messo sul piatto dal governo greco potrebbe conquistarlo la Russia: a fine febbraio i dirigenti di Gazprom hanno avviato i primi contatti col governo di Atene per l’acquisizione dell’azienda. Se Depa finirà in mani russe, tramonterà la speranza che l’approvvigionamento energetico europeo non sia condizionato dai capricci di Putin. Ora sappiamo che la crisi greca non riguarda solo le banche franco-tedesche, bensì anche le compagnie petrolifere del vecchio continente. Tuttavia, alla fine Bruxelles potrebbe aver fatto male i calcoli, a vantaggio di Mosca.


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COMMENTI
03/11/2012 - finanza (delfini paolo)

Quello che i vari MOnti, Draghi,Merkel ecc, non vogliono capire e' che aumenta il numero di cittadini che sono contrari all'euro, altro che "scelta irreversibile"!