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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Sapelli: perché Marchionne "aiuta" gli estremisti della Fiom?

Sergio Marchionne (InfoPhoto)Sergio Marchionne (InfoPhoto)

Basta conoscere i metodi della Fiat, per rendersi conto che l’unico motivo del licenziamento era l’iscrizione degli operai alla Fiom. La Cisl e gli altri sindacati hanno commesso un grave errore a non protestare. Impedire a un operaio iscritto a un sindacato di essere rappresentato, è come mettere una bomba nelle mani di un anarchico. Significa cioè spingere la Fiom su posizioni sempre più estremiste.

 

A questo punto è possibile immaginare un lodo Monti?

 

Sì. Pur con tutte le critiche che ho sempre rivolto a Marchionne, le sue ultime prese di posizione sono state ragionevoli. Apprezzo in particolare l’idea di abbandonare Fabbrica Italia e imitare Bmw e Mercedes, che in Germania hanno costruito dei centri produttivi per dei brand da vendere anche fuori dall’Europa.

 

Secondo lei quali forme prenderà il lodo Monti?

 

Non può essere che la reintegrazione degli iscritti alla Fiom. I metalmeccanici della Cgil d’altra parte dovrebbero dimostrare una certa intelligenza strategica e fare i ponti d’oro al presidente del Consiglio, che cerca di correggere un atto inqualificabile come il licenziamento discriminatorio. La Fiom dovrebbe abbandonare la sua intransigenza crudele, pur di salvare il posto agli operai meridionali di Pomigliano che non possono avere altre forme di reddito rispetto a quello offerto dagli stabilimenti Fiat.

 

Lei prima ha citato il metodo con cui la Fiat affronta le relazioni sindacali, affermando che è diverso da quello delle altre aziende. In che senso?

 

I metodi della Fiat nella storia sono sempre stati molto diversi da quelli di Alfa Romeo, Pirelli ed Eni, perché anziché essere fondati sulla negoziazione, si sono sempre basati sull’imposizione. Occorre invece che le relazioni sindacali si basino sulla partecipazione, non soltanto da parte dei lavoratori, ma anche del management e del sindacato. La Fiat al contrario ha sempre preferito compiere degli atti di forza, e non di cooperazione. Questo ha generato nel sindacato un’ala sempre più intransigente, antagonista e aggressiva. Al contrario secondo le teorie del pluralismo anglosassone è il management che fa il sindacato, cioè che lo spinge su posizioni moderate oppure estremiste.

 

Che cosa è cambiato in Fiat da quando c’è Marchionne?