BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Sapelli: perché Marchionne "aiuta" gli estremisti della Fiom?

Per GIULIO SAPELLI, i metodi di Fiat sono sempre stati molto diversi da quelli di altre imprese, perché anziché essere fondati sulla negoziazione si sono sempre basati sull’imposizione

Sergio Marchionne (InfoPhoto)Sergio Marchionne (InfoPhoto)

Un lodo Monti per consentire il reintegro da parte di Fiat dei 19 operai licenziati perché iscritti alla Fiom. E’ quello cui starebbe lavorando il presidente del Consiglio, dopo che ben due ministri, quello per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, e quello per il Welfare, Elsa Fornero, sono intervenuti sulla vicenda. L’ipotesi sarebbe quella di chiedere a Fiom un impegno scritto a rispettare gli accordi con Fiat, in cambio del reintegro dei lavoratori licenziati. Ilsussidiario.net ha intervistato sul tema Giulio Sapelli, docente di Storia economica all’Università di Milano.

Per quale motivo Monti ha deciso di intervenire proprio su questa questione, e non su altre?

Monti si interessa di questo problema innanzitutto perché si è aperto un caso nel suo governo, dopo che ben due ministri si sono pronunciati contro il licenziamento discriminatorio. Ho trovato che l’iniziativa del ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, sia stata molto dignitosa. Pur in modo molto sobrio, ha aperto una discussione che ha coinvolto l’intero esecutivo. Finora nei confronti della Fiat il consiglio dei ministri era stato più subalterno che attento, e Passera lo ha notato facendone una questione di principio. Si è trattato di un atto politico preciso, con il ministro per lo Sviluppo economico che si è espresso per primo e la Fornero che ha ribadito il concetto.

Lei è d’accordo con Passera e la Fornero?

Sì. Il comportamento di Marchionne è tale che neanche il suo predecessore Vittorio Valletta avrebbe osato fare altrettanto. Io sono del tutto contrario all’atteggiamento con cui la Fiat sta affrontando le relazioni sindacali nel suo insieme.

La sentenza dei giudici però parla chiaro: gli operai devono essere reintegrati …

E’ un dato di fatto evidente, e ritengo che per arrivarci non fosse necessaria una sentenza dei giudici. Purtroppo, però, la riforma dell’articolo 18 voluta dalla Fornero va in questa direzione. Il risultato è che la risoluzione di conflitti come i licenziamenti di Pomigliano è affidata nuovamente nelle mani della magistratura. Al contrario le relazioni sindacali andrebbero gestite senza il continuo vincolo di leggi. L’enorme potere della magistratura sul reintegro dei lavoratori è estremamente dannoso, mentre sarebbe stato meglio introdurre una riforma di tipo arbitrale sul modello della Germania. Ma trovo ugualmente scandaloso per una società democratica che Marchionne, costretto ad assumere 19 persone dal giudice, decida di licenziarne altre 19.

Quei 19 operai erano stati licenziati per una discriminazione reale, o per altri motivi?