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FINANZA/ 2. Lo zampino della Bce dietro il "miracolo" dei Btp

Pubblicazione:venerdì 30 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 30 novembre 2012, 16.13

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Tutto questo ha generato un calo della volatilità. Il che, in una fase come quella attuale, fa sì che i sistemi di misurazione del rischio delle banche e degli altri investitori istituzionali emettano segnali che invitano a tornare, seppur minima parte, a comprare. Non si tratta di certo dell’innesco di un circolo virtuoso, ma, quantomeno, sul piano strettamente finanziario c’è una riduzione del rischio di eventi estremi.

 

Quanto ha contribuito alla calma il governo Monti?

 

Questo esecutivo si è limitato a fare quanto gli è stato richiesto dall’ortodossia europea. I cosiddetti compiti a casa,  ai quali non darei più della sufficienza. Si tratta in ogni caso di misure che non sarebbero state in grado di avere alcun efficacia se non ci fosse stato l’intervento della Bce.

 

Non crede che fino a quando la Bce non avrà facoltà di acquistare titoli di Stato illimitatamente e sul mercato primario, le misure che ha messo in campo saranno prima o poi fagocitate dalla speculazione?

 

In questo momento c’è la percezione del fatto che la politica stia accettando il mantenimento in vita dell’Eurozona nella sua configurazione attuale. Non si tratta più di un problema di tecnicalità. Quando la politica si muove in una certa direzione, i mercati si accodano.

 

Quanto potrebbe aver inciso il recente pronunciamento positivo sull'Italia da parte di Goldman Sachs?

 

Credo non molto. Sta di fatto che, se l’Italia saltasse, la banca perderebbe un cliente enorme. Così come le altre banche e istituti finanziari: se l’Europa divenisse un campo di macerie, tutti ne sarebbero danneggiati.

 

(Paolo Nessi)



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