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GEOFINANZA/ L’Europa è "in pugno" a un’agenzia di rating canadese

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A confermarlo il gruppo di pressione pro-business, una lobby in piena regola, Medef, secondo cui «il Paese si sta avvicinando a un uragano. Mettere extra-tasse sul business e portare l’aliquota sui capital gains al massimo europeo del 62% (21% in Spagna, 26% in Germania e 28% in Gran Bretagna, ndr) rappresentano due errori disastrosi». Per il leader del Medef, Laurence Parisot, «la situazione è molto seria. Alcuni settori sono in uno stato di quasi-panico, la quantità di fallimenti e la loro velocità sono accelerati durante l’estate. Stiamo registrando una generale perdita di fiducia da parte degli investitori, tra cui grandi investitori stranieri. Sta diventando davvero drammatico. A mio avviso Hollande deve ancora capire l’estrema gravità della crisi, oppure è vittima di un enorme fraintendimento, visto che ha abbracciato politiche di austerity ma senza combinarle con le riforme. Il mix peggiore possibile».

La politica fiscale del governo conoscerà una stretta pari al 2% del Pil il prossimo anno, due terzi del quale giungerà da un innalzamento delle tasse: un errore madornale, come insegnano cinquant’anni di congiunture in tutto il mondo. Lo Stato, inteso come spesa pubblica, ingloba il 55% del Pil francese, un livello scandinavo: peccato non in un regime di libero mercato e riforme come nel Nord Europa. La Francia sta solo guadagnando tempo, ma il suo destino, senza un drastico dimagrimento e un programma di riforme, è segnato e nella City si parla di entrata in recessione già entro la fine dell’anno - una sorta di perma-slump -, con un ulteriore aggravamento della situazione immobiliare, in preda a una bolla che giorno dopo giorno si espande e fa sudare freddo le già non sanissime banche d’Oltralpe (sul tema vi rimando al mio articolo dello scorso maggio).

Insomma, a fronte di questa situazione cosa fa Hollande? Il più grande shock fiscale di sempre, ovvero un killer della crescita, proprio lui che aveva basato la sua campagna sullo slogan “Crescita contro austerità”. Hollande vuole ridurre il deficit al 3% l’anno prossimo, dal 4,5% attuale, ufficialmente «per non essere ostaggio dei mercati», ma una riduzione del deficit senza riforme non serve a nulla se non si fa dimagrire l’incidenza della spesa pubblica sul Pil e una ratio debito/Pil che ormai sta flirtando con quota 90%. Come si può sperare che i mercati apprezzino una manovra per il prossimo anno basata sull’aumento delle tasse per 24 miliardi di euro, a fronte di tagli per soli 10 miliardi di euro? Così facendo, la pressione fiscale totale salirà dal 44,9% al 46,3%, mentre la spesa pubblica sarà stabilizzata - sì, hanno usato questo termine - al 56,3% del Pil. Follia, pura follia. Pensate che l’aumento delle entrare fiscali sulla corporate tax sarà del 30% e raggiungerà quota 52 miliardi, per la gran parte frutto della riduzione delle deduzioni per le grandi aziende. Possibile che una politica simile possa aiutare un Paese con la disoccupazione al 10% e una totale mancanza di competitività del mondo del lavoro?

Gli stipendi degli statali, poi, sono congelati, non tagliati o ridotti. Anche il budget del ministero della Cultura, importantissimo ma non certo centrale in questo momento, è calato solo di 110 milioni di euro, da 2,54 miliardi a 2,43 miliardi. Mi direte voi, però sono stati tagliati 12.300 posti di lavoro nei vari dipartimenti ministeriali! Vero, peccato che ne verranno creati altri 11mila nel settore pubblico, che andranno ad aggiungersi alle 6.800 assunzioni nel pubblico fatte questa estate! La politica di congelamento nel pubblico impiego, ovvero il non rimpiazzare un dipendente che va in pensione con un nuovo assunto, adottata da Sarkozy, è stata semplicemente soppressa.

E veniamo poi alle previsioni di crescita per il prossimo anno: siamo passati dall’1,2%, salvo poi scendere allo 0,8%, ma gli economisti concordano per un misero +0,3%. Una differenza non da poco, visto che un 0,1% equivale a 1 miliardo di euro! Ora spiegatemi come sia possibile sperare in una crescita non digitale con una politica di shock fiscale come quella scelta da Hollande? Mah, la cosa ridicola è che per gli anni a seguire - ovvero dopo il 2013 - il governo prevede una crescita media annua del 2%!


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