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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ L’Europa è "in pugno" a un’agenzia di rating canadese

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Sarà dura, visto che qualcosa ha cominciato a crepitare pesantemente ieri sul fronte degli spread sovrani italiani e spagnoli sulla scadenza del decennale. Il nostro Btp ha rivisto quota 5% di rendimento, i Bonos hanno ricominciato a flirtare in area 6,5% e il perché, questa volta, è davvero grave e potrebbe innescare un terremoto sui mercati finanziari se mal gestito. Stando alla denuncia della Die Welt am Sonntag, infatti, le banche spagnole hanno ottenuto denaro dalla Bce al tasso preferenziale dello 0,5% anche se il collaterale che hanno fornito a garanzia era con rating di credito tale da dover richiedere un tasso del 5,5%. Insomma, citando fonti interne all’Eurotower, scopriamo che la Bce avrebbe di fatto violato le sue stesse regole e ora sta investigando. Ma c’è di peggio, forse. Degli 80 miliardi di euro circa di titoli posti a garanzia, una parte era completamente ineligibile a collaterale e a garantire il trattamento di favore sarebbe stato un titolo a 18 mesi erroneamente classificato con rating A, mentre era di fatto B sia per Moody’s che per Fitch che per Standard&Poor’s.

Per il giornale tedesco, «il solo fatto che la Bce maneggi certe obbligazioni spagnole pone seri dubbi sulla gestione stessa del rischio da parte della Banca centrale... Visto che quei titoli posti a garanzia rispettano i criteri di eligibilità solo in parte». Ma come è stato possibile che accadesse una cosa simile? Ieri a dare una spiegazione ci ha pensato non la Bce, ma la Banca centrale spagnola, la quale ha immediatamente reso noto che a suo modo di vedere la Banca centrale europea ha applicato correttamente le regole sul collaterale. E sapete perché? Perché la misconosciuta agenzia di rating canadese Dbrs valuta ancora i titoli spagnoli A e il suo parere sul merito di credito deve essere tenuto da conto in ambito di valutazione di eligibilità presso la Bce.

Il problema, quindi, è che il destino delle banche spagnole è in mano a una minuscola agenzia di rating canadese che non ha alcun interesse a salvare la Spagna (ma anche ad affondarla, in effetti) e che se un domani dovesse operare un downgrade, magari per un salvataggio totale o parziale del Paese, potrebbe innescare un domino spaventoso. Già, perché se quei bonds già sospetti dovessero essere ulteriormente abbassati di rating, le banche che li hanno posti a garanzia presso la Bce dovrebbe produrre nuovo collaterale per qualcosa come 16,6 miliardi di euro. Ora, capite che la situazione è a dir poco delicata, visto che più di un hedge fund potrebbe essere tentato di ammassare posizioni short sul debito spagnolo e poi, non appena una delle tre sorelle del rating dovesse fare un fiato negativo sulla Spagna, chiamare la Dbrs commissionandole un report sullo stato finanziario sul breve termine di Madrid.

Non fatevi illusioni, le stringenti regole imposte dall’Ue sul naked short o sullo short di titoli sovrani o cds, sono tranquillamente bypassabili scommettendo al ribasso sui titoli bancari di quei Paesi: che, nel caso della Spagna, sono proprio i potenziali bersagli, visto che rischiano la ghirba se la Bce dovrà giocoforza ammettere l’errore nella concessione del tasso d’interesse e chiedere nuovo collaterale. Un nuovo bando sulle vendite allo scoperto di titoli bancari è all’orizzonte? A mio avviso sì. Ma anche in quel caso, si può operare sulle opzioni.

Insomma, stavolta si rischia davvero. E la Germania, attraverso i suoi media, sembra tutt’altro che preoccupata per quanto potrà succedere alla Spagna e, di riflesso, all’Italia in caso di cortocircuito sul collaterale. Anzi, indebolire Madrid per colpire Roma sembra una tattica molto precisa. Siamo alle battute finali del domino europeo, anche se la grande stampa italiana non sembra accorgersene.

 

P.S.: Della serie, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre. Sapete chi è il capo del dipartimento rating sovrani della Dbrs? Si chiama Fergus McCormick. E sapete dove ha lavorato nel biennio 2004-2005 come analista per il reddito fisso per l’America Latina, ultimo lavoro in una banca prima di approdare alla Dbrs? Alla spagnola Bbva.

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