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GIGANOMICS/ Le “voci” su Nagel e i “colpi” di De Benedetti, Fornero e Befera

Zitti tutti, parla Elsa. Il ministro Elsa Fornero non ama i giornalisti. E questo è lecito. Ieri ha specificato il suo pensiero dicendo in sostanza: basta dire una parola e quelli (i giornalisti) la trasformano in un titolo. Ma ministro, questa è l’essenza del mestiere: cercare la notizia e darle risalto. Ricorda la vecchia battuta: se un cane morde un uomo non fa notizia, mentre la fa un uomo che morde un cane? Trasferito al suo quotidiano, se lei in un convegno, per un’ora filata parla di quanto è stata brava con le sue riforme senza dire una sillaba di novità (voi politici prima o poi diventate tutti come Arnaldo Forlani, che si vantava di poter parlare per ore senza mai dire nulla), se fa questo, dunque, i giornalisti potranno dedicarle solo qualche sbadiglio. Se poi all’improvviso aggiunge che Marchionne è un poco di buono, ma anche Landini va frequentato con cautela, allora ecco che i pennaroli si svegliano. Guardi che funziona così in tutto il mondo. Se non le piace, piuttosto che invocare incontri chiusi alla stampa, lasci la carriera politica e torni a quella universitaria e alla cariche nelle ricche Fondazioni bancarie. Così potrà contribuire a finanziare la carriera di ricercatrice di sua figlia la quale - come ha tenuto a dire ai giornalisti - ha un curriculum internazionale. Ma i soldi li trova più facilmente a Torino.

 

Coraggio Befera. Nuovo colpo dell’Agenzia delle entrate diretta da Attilio Befera. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati immobili e beni vari a diversi personaggi del giro Marzotto accusati di aver sottratto al fisco oltre 60 milioni. Il tutto legato alla vendita del marchio Valentino che, prima di essere ceduto a un fondo di private equity, sarebbe passato per le Cayman. E lì avrebbe generato la vera plusvalenza, esentasse ovviamente. Il caso non è isolato, ma assai diffuso. Se Befera e i suoi esperti danno un’occhiata a tante società del lusso, troveranno che l’abitudine di separare marchio e attività produttiva è molto spiccata. D’altra parte è logico: dove devono stare i marchi del lusso se non in paradiso?

 

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