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ISTAT/ Borghi: il governo dei tecnici ha “bruciato” 50 miliardi in un anno

L’Istat ha diffuso ieri le prospettive per l’economia italiana riguardanti il 2012 e il 2013: numeri poco confortanti per il nostro Paese. Li commentiamo con CLAUDIO BORGHI AQUILINI

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Arriva il certificato della cura all'economia italiana del “governo dei tecnici”, documentato dall'autorevole Istat. È il certificato di un “disastro”. Facendo un paragone medico è, più o meno, come avere scambiato un'influenza con una broncopolmonite che impone ricovero, antibiotici a tonnellate e, per scongiurare tutto, quasi l'Estrema Unzione. Morale della favola, la famosa “agenda Monti”, tanto sbandierata e indicata come una cura di “esperti”, addirittura invocata non si sa bene per quanti altri anni, ha portato l'Italia alla recessione e alla depressione cronica. Certifica l'Istat: disoccupazione record, retribuzioni quasi ferme, contrazione dei consumi e Pil in calo. L'Istituto nazionale di statistica prevede un rilevante incremento del “tasso di disoccupazione”. Nel 2013 salirebbe dall'attuale 10,6% all'11,4% a causa del contrarsi dell'occupazione, unito all'aumento dell'incidenza della disoccupazione di lunga durata. Poi si arriva al crollo dei consumi e le famiglie sperimenteranno significative riduzioni del reddito. Al calo dei consumi di quest'anno, un -3,2%, i “tecnici” riusciranno a regalare, con le loro abili “manovre” un altro calo del -0,7%.

Quanto al Pil, nel 2012 l'Istat prevede una riduzione del 2,3%, mentre nel 2013, nonostante l'attenuazione degli impulsi sfavorevoli e un moderato recupero dell'attività economica nel secondo semestre, la variazione media annua resterebbe leggermente negativa dello 0,5%. Dati desolanti, dopo un anno di presunte riforme innovative e di interventi spacciati come decisivi per il risanamento e anche per il rilancio dell'economia italiana e del Paese. Claudio Borghi Aquilini, docente degli Intermediari finanziari all'Università Cattolica di Milano, sostiene che non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto si era immaginato: «Questo rapporto dell'Istat non è altro che il certificato di tutto quello che si è visto in questi mesi, di tutto quello che è stato fatto di sbagliato, di tutto quello che si prevedeva che sarebbe successo. In fondo, dal rapporto dell'Istat non si vedono cose nuove, non ci sono novità. In estrema sintesi, questo risultato ci fa vedere tutte le balle che ci hanno detto e ci hanno raccontato in questi mesi. Aggiungo che, a mio parere, il risultato del 2013 sarà peggiore di quello previsto dall'Istat».  

 

Quindi anche il famoso pareggio di bilancio strutturale per il 2013 va a farsi benedire?

 

È evidente. Il risultato del 2013 sarà peggiore e tutto quello che si vede e si dice sta diventando insopportabile, anche perché questi “tecnici” nel 2013 non saranno più al governo del Paese e quindi non pensano neppure ai risultati. Il problema vero è che hanno sbagliato completamente cura e hanno messo il Paese in recessione, in nome del salvataggio dell'euro che è un sistema che non può reggere. Hanno fatto un disastro, come capita spesso ai “tecnici”. Una simile situazione l'abbiamo già vissuta nel 1992-1993, con la famosa cura Amato e Ciampi, che ha poi portato a una svendita del Paese.

 

C'è chi si oppone a questa analisi. C'è chi dice che non c'erano altre possibilità di intervento per salvare il Paese. 

 

Mi dovrebbero spiegare una cosa, una volta per tutte. Lei si ricorda quando hanno cominciato a mettere sotto pressione Silvio Berlusconi e il suo governo? Glielo ricordo io, perché ho proprio qui davanti agli occhi un ritaglio de La Repubblica del 29 agosto del 2011. Era appunto fine agosto 2011, lì comincia la pressione sul vecchio Governo. Ora mi domando una cosa e faccio insieme a lei due conti. In quel periodo, agosto 2011, il Fondo monetario internazionale (non sto parlando di un osservatorio strampalato, ma del Fmi) prevedeva per l'Italia un aumento del Pil dello 0,7% nel 2012. Abbiamo preso atto, dopo la cura del professor Monti, dopo i dati di aprile, corretti in peggio con aria quasi flemmatica alla fine di settembre, che il Pil è arrivato al -2,4%. Facciamo i conti e traduciamo: 50 miliardi di euro sono spariti. Più o meno quello che era capitato ad Amato e a Ciampi. Se questo non è un disastro, non so proprio come chiamarlo. 

 

Tutto in nome della difesa dell'euro e della battaglia contro lo spread.