BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEOFINANZA/ La rivoluzione di Obama lascia "al buio" l’Europa

InfophotoInfophoto

L’America ha prodotto l’81% delle sue esigenze energetiche nei primi sei mesi di quest’anno, il livello più alto dal 1991, tanto che il Nord America raggiungerà - conteggiando anche le oil sands canadesi e il giacimenti sottomarini del Messico - i 27 milioni di barili al giorno, trasformando l’area in un nuovo Medio Oriente. Questo vuol dire fine della dittatura petrolifera dal mondo islamico, con una ricaduta netta per l’Europa e le sue scelte non strategiche che rischiano di consegnarne i destini energetici nella mani di Opec e Russia. Ma si sa, l’Europa a guida tedesca ha un’unica priorità, ovvero mantenere l’Europa debole e i cosiddetti paesi periferici sull’orlo dell’insolvenza per garantirsi un cross euro/dollaro debole che permette all’export di trascinare Berlino nonostante la crisi.

Peccato che il giocattolino ora si sia rotto e le continue balle sulle crisi sovrane, vedi la Grecia, stanno facendo lievitare l’euro e intaccando il vero motore dell’economia tedesca. La quale, «è rimasta finora ampiamente al riparo da alcune delle difficoltà riscontrate nel resto dell’Eurozona, ma gli ultimi dati suggeriscono che questi sviluppi stanno iniziando ad avere effetti anche sull’economia tedesca». Non lo dice il sottoscritto, lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando a un convengo di banchieri tedeschi.

Come vi dico da almeno due settimane, il redde rationem è alle porte.

© Riproduzione Riservata.