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Economia e Finanza

BORSA & SPREAD/ Le 10 prove che smascherano gli "altarini" dei mercati

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Secondo, «i dubbi sull’instabilità politica di paesi come l’Italia hanno un contagio immediato sulla Spagna». A contendersi il premio idiozia dell’anno con questa perla è stato ieri mattina il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos,alla radio Rne, commentando l’annuncio delle dimissioni di Monti. «Quando sorgono dubbi sulla stabilità di un Paese vicino come l’Italia, a sua volta percepito come vulnerabile, ci contagiano subito», ha concluso, tronfio per l’idiozia che era riuscito a pronunciare, senza nemmeno impappinarsi. Ripeto, ma secondo voi i mercati si agitano perché Monti si dimette due mesi prima di quanto si sapeva essere la scadenza naturale da oltre un anno? O perché l’Italia andrà con ogni probabilità al voto un mese prima? Siamo noi a contagiare la Spagna, non la Spagna che rischia di impestare mezza Europa, visto che al netto dei 37 miliardi già sborsati dall’Ue per mantenere in vita le sue banche-zombie, l’anno prossimo il signor de Guindos dovrà emettere 124 miliardi di euro di titoli di Stato, record assoluto di ammontare e senza di fatto potenziali compratori interni sul mercato, visto che le banche spagnole non penso avranno molta liquidità per comprare Bonos. Siamo al delirio.

Terzo, il direttore del Fondo salva-Stati europeo, l’Efsf, Klaus Regling, in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung ha affermato di «temere per l’instabilità dell’Italia». Io temo per quella dell’Efsf, vedi tu, visto che non solo ha già perso la tripla A di rating, ma è ormai un veicolo spompato, in attesa di trasformarsi in quell’ibrido a gestione crucco-finnica che è l’Esm, di fatto un hedge fund sussidiato dagli stati e sottocapitalizzato. Per carità, stia zitto.

Quarto, «in Europa abbiamo bisogno di un’Italia forte e stabile e Monti ha dato un contributo eccezionale al dialogo europeo», ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, in una intervista a Sky Tg24, parlando della situazione italiana a poche ore da quella pagliacciata della consegna del Nobel per la Pace alla Ue a Oslo. Barroso sa forse qualcosa che noi non sappiamo? È già certo di instabilità totale e mette le mani avanti, facendo anche lui la crocetta sul nome di Mario Monti? Da una persona che guida l’organismo più inutile, incapace di affrontare problemi e burocratico del mondo, ottimo solo nell’organizzare un eurogruppo dopo l’altro per tamponare di volta in volta nuovi fallimenti, io non mi sento di prendere lezioni, in tutta onestà.

Quinto, «non ci aspettiamo alcuna destabilizzazione nell’eurozona. Ci aspettiamo che l’Italia andrà avanti nel rispetto dei suoi impegni europei», ha dichiarato la portavoce del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Ancora con questa storia dei compiti a casa. Vogliamo capirla che se siamo diventati servi dello spread è grazie alla decisione presa nel luglio 2011 da Deutsche Bank di vendere 8 miliardi di debito italiano in un solo botto, avendo cura di avvisare i mercati en plein air del fatto che contestualmente stava comprando cds sul nostro debito? Così facendo non solo ha distrutto il concetto stesso di investimento risk-free per l’obbligazionario europeo, ma ha spalancato le porte alla cavalcata dei differenziali, a tutto vantaggio di Schauble e dei conti che deve vigilare, e lastricato l’ingresso di Mario Monti prima al Senato e poi a Palazzo Chigi. Il tutto, come vi ho già detto la scorsa settimana, nascondendo perdite sui derivati dai bilanci, come hanno confessato tre ex dipendenti alla Sec statunitense. E io dovrei prendere lezioni da gente simile che mi chiedi impegni?

Sesto, la barzelletta. «Concordo che in passato i Governi di centrosinistra hanno offerto un’immagine di divisioni, come nell’ultimo Governo Prodi. Ma all’epoca c’erano 12 partiti diversi e non c’era ancora il Pd. Oggi le cose sono diverse. Il nostro partito è la maggiore forza politica italiana e ha la sua identità». Così Pierluigi Bersani, in un’intervista nientemeno che al Wall Street Journal, ha assicurato che la sua coalizione è molto diversa da quella che portò in passato Romano Prodi a Palazzo Chigi. È vero, ci credo. Voglio dare credito al futuro premier che lascerà i partner europei a bocca aperta quando li ragguaglierà sui destini del passerotto nella mano e del tacchino sul tetto, però come San Tommaso gli chiedo un piccola prova al riguardo, piccola piccola. Non arrivo a chiedere che nel simposio che prefiguro sia inserito anche Nichi Vendola, non sono così cattivo, ma vorrei in uno studio televisivo insieme Enrico Letta, Stefano Fassina e Francesco Boccia, tutti i tre esponenti Pd e tutti e tre che si occupano di economia e vorrei che l’intervistatore - lo scelga lei, Bersani, anche Topo Gigio - ponesse a tutti e tre le stesse domande su esodati, riforma pensioni, Marchionne, Ilva, politica economica del governo Monti, attivismo della Cdp, banche, restrizioni del credito alle imprese e famiglie. Se le loro risposte saranno sovrapponibili, crederò a quanto ha dichiarato al Wall Street Journal e la voterò. La sfido, segretario.