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BORSA & SPREAD/ Le 10 prove che smascherano gli "altarini" dei mercati

Pubblicazione:martedì 11 dicembre 2012

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Decimo e ultimo punto del mio personale decalogo di sopravvivenza alla retorica pro-Monti e anti-Berlusconi che ci dovremo sorbire da qui al prossimo golpe, ops scusate, incarico al professore della Bocconi. Direttamente dall’Istat, non dal sottoscritto. Produzione industriale italiana in forte calo ad ottobre, quando è scesa dell’1,1% congiunturale (indice destagionalizzato a 81,8) e dello 0,3% tendenziale (indice grezzo a 91,2). Secondo l’Istat, corretto per gli effetti di calendario, l’indice è diminuito del 6,2% in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 21 di ottobre 2011), mentre nella media dei primi dieci mesi dell’anno, la produzione è diminuita del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione registrata dell’Istituto nazionale di statistica riguarda quasi tutti i raggruppamenti principali di industrie: la diminuzione più marcata riguarda i beni intermedi (-8,0%), ma cali significativi si registrano anche per i beni strumentali (-5,8%), i beni di consumo (-5,5%) e l’energia (-4,4%). Tra quelle che hanno registrato la maggiore frenata la produzione industriale di autoveicoli, che a ottobre segna una flessione tendenziale del 26,8%, mentre nel complesso dei primi dieci mesi il calo è stato del 20,1%. E sempre l’Istat ha diffuso anche gli ultimi dati relativi al Pil che nel terzo trimestre del 2012 risulta in diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del terzo trimestre del 2011. Fossi un investitore, sarei più preoccupato di questi miracoli del governo Monti che dal ritorno di Silvio Berlusconi...

 

P.S. Scusate, un’ultima cosa. Non vi pare una reazione un po’ strana quella dei mercati? Fanno il diavolo a quattro per delle dimissioni anticipate di due mesi rispetto alla scadenza già prefissata da un anno e non prezzano, in positivo, il riuscito buyback del debito greco? Cioè, l’abbattimento di 20 miliardi dello stock ellenico, il problema di tutti problemi a loro dire, non è in grado di influenzare positivamente il sentiment degli investitori e viene travolto dal ritorno in campo del Cavaliere? Forse, ancora una volta, i giornali non vi hanno detto proprio la verità fino in fondo anche sul buyback greco, completato venerdì. Atene, infatti, non ha ottenuto i 30 miliardi di buyback sui cui contava, ma, dati che arrivano dal quotidiano ellenico Kathimerini, solo 25-26, con gli hedge funds principali contributori alla farsa (circa 16 miliardi), grazie ai ritorni da 100-200% ottenuti dall’operazione, avendo comprato quel debito a 10 cents sull’euro e rivenduto come minimo a 38 cents su certe scadenze. Meno felici di lanciarsi nel buyback, le banche greche (meno di 10 miliardi), vere casseforti di carta igienica di Stato, acquistata con soldi europei del programma di emergenza della Bce, l’Ela. Ecco come mai, rispetto a quanto detto dal Tesoro greco al lancio del buyback, le operazioni di riacquisto sono state operative anche ieri e hanno come nuova deadline dopodomani, 13 dicembre. Altro che buyback completato! Bugie e mezze verità, ecco come si governa il caos.



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