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FINANZA/ Sapelli: i mercati "festeggiano" l'addio dei tecnici

Pubblicazione:martedì 11 dicembre 2012

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Siamo fuori ormai da qualsivoglia Costituzione; siamo tutti immersi in una mortatiana costituzione materiale che ci mortifica e ci avvilisce, perché di essa si fa virtù e non necessità: essa si fa nuovo volto dei poteri visibili e invisibili con una protervia che francamente ci appare indegna di una nazione di grandi giuristi. Mi viene alla mente Capograssi, il maestro di Moro, mi viene alla mente Leopoldo Elia e il mio maestro Alberto Predieri: che cosa avrebbero detto? La Costituzione è calpestata e il potere presidenziale emerge - in una meccanica dei partiti e della Costituzione tutta parlamentare - come unico centro, invece, di aggregazione del potere e di disvelamento del ruolo dei poteri invisibili della poliarchia.

Volete un esempio? Lo spread non è risalito alle stelle come si temeva, ma sono invece crollati i titoli delle banche, cadute nel panico per non avere più un punto di collegamento con la Banca centrale e i poteri situazionali di fatto delle tecnocrazie europee. Una caduta pesante in Borsa ma una sostanziale tenuta della differenza in merito ai titoli di stato europei e teutonici in specie. Buone notizie, dunque, e conferma che ciò che tranquillizza i mercati è la prospettiva di stabilità politica e di crescita delle economie. Monti non assicurava la crescita, anzi la deprimeva e minacciava il futuro della pace sociale addensandola di nubi: un’austerità devastante e una tassazione che affogava le imprese e le classi medie soggette a un impoverimento epocale.

Il popolo scopriva altresì a poco a poco che Monti non poteva essere un risanatore, perché era uno dei protagonisti emblematici del potere che per trent’anni tra università grandi imprese che decadevano - Fiat in testa - in crisi profonda e apparentamento con tutti i governi di destra, di centro e di centrosinistra, che si erano via via succeduti nello stivale, era un esponente di quel potere che l’Italia aveva sommerso di debito, che l’Italia aveva privato dell’istruzione come ascensore sociale -anche di quello a pagamento che non facevano più salire, ormai, nemmeno i paganti.

La borsa certo cede ma non sprofonda, lo spread aumenta ma non alle stelle. Eppure tutti annunciavano sconquassi. Niente di tutto ciò. I mercati non esistono: sono frutto di azioni personali e consapevoli. Tutti sono ben felici che un’imbarazzante situazione costituzionale e, sopratutto, non efficace sul fronte dell’implementazione di politiche pubbliche eque sia per volgere al termine. I tecnici incompetenti - una nuova figura sociologica del potere - sono in viaggio per ritornare nella caverna di un Platone accecato.



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COMMENTI
12/12/2012 - Il ciabattino e il topolino (Vittorio Cionini)

Giuste le considerazioni sul mancato rispetto della Costituzione in un paese di grandi tradizioni giuridiche. Non vi ricorda la vecchia storia del ciabattino che va con le scarpe rotte ? Per quanto riguarda l'influenza sui mercati delle decisioni dei nostri rapprentanti sono convinto che si stiano esagerando i ruoli. Mi ricorda la vecchia storiella del topolino arrampicato sulle spalle di un elefante che spostava grossi tronchi d'albero e a chi gli chiedeva cosa stesse facendo rispondeva: Stiamo facendo un grosso lavoro. Ci sono capitali (pardon debiti) misurati in triliardi di dollari che, trasformati in bit, girano vorticosamente intorno alla terra alla velocità della luce crescendo a ogni giro. In questo vortice incontrollabile il nostro spread mi sembra uno stuzzicadenti trascinato dalla piena del Po.

 
11/12/2012 - Sarà, ma non ci credo. (Claudio Baleani)

Sarà, ma non ci credo. Dobbiamo fare la faccia scura con la Merkel, dobbiamo battere il pugno sul tavolo. Monti non lo fa e allora via. Il fatto è che siamo noi sotto schiaffo, mica la Germania. E dopo che battiamo il pugno sul tavolo, che succede? O abbiamo anche il coraggio di dire: ce ne andiamo, oppure è aria fritta. Quanto alla costituzione. Basta a straparlare di un pezzo di carta. Che lagna!