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GEOFINANZA/ E anche Londra mette in crisi l’Italia

Pubblicazione:martedì 11 dicembre 2012

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L’analisi dei costi e dei benefici è già stata fatta dall’Eiu e riassunta da The Economist, dove i lettori possono studiarne gli aspetti salienti. A noi interessa non tanto sapere se i cittadini della Gran Bretagna staranno meglio o peggio in caso scelgano una delle tre principali strade per uscire dall’Ue (nella consapevolezza che la porta, una volta chiusa, non si riaprirà). Saremo, forse, particolaristici o provinciali, ma prevalgono dal nostro punto di vista le implicazioni per l’Italia.

Occorre ricordare che la Gran Bretagna è stato il primo Stato a proporre un assetto istituzionale per una futura integrazione europea: propose il Consiglio d’Europa, istituito da 10 Stati nel maggio 1949 e che ora ha 47 Stati membri e, con sede a Strasburgo, si interessa principalmente di diritti civili, cultura, inclusione sociale. Non prese, però, parte ai negoziati che portarono al Trattato di Roma, in quanto temeva eventuali cessioni di sovranità.

Sino al 1973, quando aderì a quella che allora si chiamava la Comunità Europea (CE), si confrontavano due posizioni tra i sei firmatari del Trattato di Roma: quella francese, che vedeva nell’ingresso della Gran Bretagna nel processo d’integrazione europea come un “cavallo Troia degli Usa” che avrebbero o asservito l’Europa ai loro interessi o fatto saltare il processo medesimo; quella italiana, che vedeva nel rapporto con Londra un modo per moderare l’influenza dell’asse franco-tedesco. L’Italia ha sempre tenuto un rapporto stretto con la Gran Bretagna dal 1973 anche dopo la creazione dell’unione monetaria (a cui Londra non aderisce). Tale rapporto è stato essenziale per distinguere Roma da quelli che a Bruxelles vengono chiamati i Latin Lovers.

Negli ultimi tempi, specialmente da quando è in carica l’ormai moribondo Governo Monti, i rapporti tra Roma e Berlino sono diventati più stretti, ma non si è scalfita la portata dell’alleanza franco-tedesca nella conduzioni della politica interna ed estera dell’Ue. Inoltre , la Gran Bretagna ha portato un po’ di sano pragmatismo in istituzioni tendenzialmente autoreferenziali e fondate su diritto napoleonico e germanico.

Se Londra esce dall’Ue, l’Italia rischia di essere uno dei perdenti: non avrebbe un partner da giustapporre all’asse franco-tedesco, diventerebbe (nella migliore delle ipotesi), il primo dei Latin Lovers.



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