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GIGANOMICS/ Monti “delude” i mercati. Berlusconi e Bersani si sfidano anche in Borsa

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Vignetta di Claudio Cadei  Vignetta di Claudio Cadei

Monti e la Borsa. “Tutto qui?”, è la reazione a caldo che si raccoglieva ieri facendo un giro di telefonate (lavoro da cronista, ormai abbandonato) fra le dealing room, i gestori, in genere gli operatori per avere il polso della Borsa dopo le dimissioni di Mario Monti. I giornali avevano previsto l’apocalisse: Il Corriere della Sera aveva chiuso un lungo intervento del direttore sul caso con uno scambio di battute fra Monti e il Presidente della Repubblica proprio sulla paura che l’uscita di scena del professore avrebbe provocato sui mercati. E invece? Il calo certamente c’è stato: il Ftse Mib ha ceduto il 2,2%; lo spread ha lasciato sul terreno 40 punti. Ma non si è trattato di quella tempesta perfetta prevista dai giornali e auspicata da alcuni i loro. “La tendenza delle Borse europee in prospettiva è cautamente positiva - ragiona uno dei più importanti gestori della piazza milanese -. Devono recuperare molto terreno rispetto a Wall Street che ha superato lo shock della grande crisi finanziaria partita nel 2008. Noi pensiamo che il prossimo sarà l’anno buono anche per i listini del Vecchio Continente. E l’Italia, pur con tutti i suoi limiti, dovrebbe beneficiare di questo trend generale positivo. Per questo, guardando al futuro, abbiamo visto nelle turbolenze generate dalla politica un’occasione di investimento: se, ci siamo detti, i titoli subiscono un netto ribasso con l’apertura della crisi, allora è l’occasione per comprare. Nel medio-lungo periodo le quotazioni saliranno generando buone plusvalenze”.

Quel 2,2% lasciato ieri sul terreno, cinicamente, viene considerato non un granché, soprattutto considerata la gran cassa battuta dai media. La domanda che si facevano l’un l’altro (e si fanno ancora oggi) gli operatori è questa: “Tu sei già compratore o aspetti ancora?”. Le risposte non sono univoche, sono variegate: c’è chi ha già fatto qualche assaggio soprattutto sui bancari, ieri particolarmente penalizzati, e chi è sicuro che la caduta continuerà ancora per qualche giorno e che dunque è più prudente aspettare. A chi chiede se non vedono dei rischi in questa strategia di acquisto, se non temono che l’Italia possa diventare un problema per l’Europa e per l’euro, gli operatori rispondono all’unanimità che scenari di questo tipo non esistono, sono un’invenzione di analisti d’accatto desiderosi di portare l’acqua al mulino dei loro beniamini politici: “Fino a settembre, quando si terranno le elezioni tedesche, non succederà assolutamente nulla. È a Berlino che si forma e si decide la politica europea e da nessuna altra parte. Dopo settembre si saprà che cosa hanno scelto i tedeschi: tutto il resto verrà di conseguenza”.

Sull’ipotesi di una discesa in campo diretta di Mario Monti le opinioni sono divise. La maggioranza desidera che il professore approdi al Quirinale continuando così a essere un ricostituente per l’immagine internazionale dell’Italia decisamente compromessa sotto il governo di Silvio Berlusconi. Però vedono questa ipotesi allontanarsi: oggi anche il Financial Times parla apertamente di colloqui del professore per correre per Palazzo Chigi. Per i mercati questa scelta potrebbe anche fare bene: nessuno pronostica per Monti un responso trionfale dalle urne, ma tutti pensano che possa essere il punto di riferimento di un gruppo di rilievo, accanto al sicuro vincitore (il Pd), a Berlusconi e a Grillo. E che questo gruppo potrà forse condizionare il futuro presidente del Consiglio, Pierluigi Bersani, costringendolo ad annacquare la dose di Vendola del suo esecutivo, componente poco apprezzata, all’unanimità, dai mercati.


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