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Economia e Finanza

GIGANOMICS/ “L’alleanza” tra Berlusconi e Bersani e la cassa prosciugata di Parmalat

In questa prima fase della campagna elettorale, Berlusconi e Bersani sembrano uniti nel tentativo di tener fuori Monti dalla corsa per Palazzo Chigi. Intanto si torna a indagare su Parmalat

Vignetta di Claudio CadeiVignetta di Claudio Cadei

Il duo Ber-Ber. Tutti contro tutti. Si litiga in questa prima fase della campagna elettorale che conoscerà giorni di turbolenza crescente, a mano a mano che ci si avvicinerà alla meta delle urne fissata per metà di febbraio. Si litiga fra grillini, finora sembrati monolitici, a parte qualche caso isolato: gli esclusi dalle parlamentarie lamentano sistemi più clientelari-nepotistici che democratici nella scelta dei candidati, e in più denunciano di essere stati in pochissimi a partecipare a questa modernissima consultazione, robe da assemblee condominiali. Litigano a sinistra, dove Nichi Vendola dice chiaro e tondo al Pd che il richiamo all’agenda Monti non va bene per il prossimo governo e che lui e i suoi della Sel non ne vogliono neppure sentir parlare. Litigano nel centrodestra, dove ogni giorno si infittisce la pattuglia di quelli decisi ad abbandonare la nave visto che è salito a bordo il fondatore, troppo ingombrante, troppo schierato su posizioni antieuropee e populiste che rischiano di causare al Pdl addirittura l’espulsione dal Ppe. Litigano all’interno della Lega sull’ipotesi di riprendere l’alleanza con Berlusconi e presentarsi uniti alle regionali in Lombardia e a livello nazionale.

In questo quadro generale di baruffe, dove tutti ballano da soli, si fa notare il duo Ber-Ber che invece negli ultimi giorni si sta producendo in una danza armoniosa, come fanno le coppie affiatate, quasi un cick to cick come di solito avviene all’inizio di un flirt. Sono Berlusconi e Bersani che si muovono all’unisono per cercare di respingere un comune nemico: il professor Mario Monti, presidente del Consiglio dimissionario che ogni giorni minaccia di lasciare il suo abito di tecnico prestato alla politica per indossare quello di politico a tutto tondo. E di entrare in campo sottraendo visibilità, spazio e, ahimè, anche voti al Cavaliere e al segretario dei Pd, convinti che la corsa verso Palazzo Chigi sia ormai una questione loro, da giocarsi in una loro esclusivissima singolar tenzone. Berlusconi ammonisce: “Monti scenderà in campo? Allora sarà il nostro nemico”. Gli fa eco Bersani: “È meglio se il Professore resta fuori dalla contesa. Potrebbe essere utile al Paese in altri ruoli”. Un modo appena velato per dirgli: “Se non ti metti di mezzo potremmo anche sostenerti nella corsa al Quirinale, se no il colle te le puoi scordare”.

Monti non si è ancora espresso. In tanti, come si dice in questi giorni, lo tirano per la giacca perché metta il suo nome a disposizione di quelle liste che puntano su di lui come elemento catalizzatore di quei moderati maggioritari in Italia, secondo i politologi, ma ora dispersi in svariate diaspore. Questi montiani lasciano un po’ perplessi, perché fra loro ve ne sono tantissimi più interessati alle poltrone e alle loro posizioni personali che a qualsiasi progetto politico. E siccome il professore ha buon fiuto, li ha facilmente riconosciuti ed esita a mettere il suo marchio di eccellenza a disposizione di questo drappello di opportunisti. Bisognerà aspettare ancora pochi giorni per conoscere le scelte di Monti. Certo, se decidesse di impegnarsi in qualche modo in prima persona lo scenario politico italiano cambierebbe e in positivo. Come sostengono tutti i paesi e le istituzioni europee che riconoscono a Monti di avere svolto un lavoro eccellente nel suoi 13 mesi a Palazzo Chigi: un lavoro che, nell’interesse dell’Italia, andrebbe continuato. Qualunque cosa ne pensi il duo Ber-Ber.