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GEOFINANZA/ Nell'ombra si prepara un attacco all'Italia

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Qualche dato riguardo i miracoli dei tecnici. La produzione industriale in ottobre è crollata al -6,2% rispetto all’anno precedente, un dato che ha fatto dire a Dario Perkins della Lombard Street Research che «siamo di fronte a una completa capitolazione del settore privato negli ultimi 12 mesi, la fiducia delle imprese è tornata indietro ai livelli peggiori della crisi, quella dei consumatori è al livello più basso di sempre. Berlusconi ha ragione nel dire che l’austerity è stata un completo disastro». I consumi sono calati del 4,8% nell’ultimo anno, grazie ai salassi voluti da questo governo «per salvarci dal baratro», come ci ripetono i soloni di consorterie e tecnocrazie varie. Le stesse - parlo di Ciampi, Prodi e di tutti i padri della svolta europeista del nostro Paese a metà degli anni Novanta - che fissarono di fatto il cambio lira-marco in perpetuità, portandoci a un 40% di perdita di competitività verso la Germania (mentre senza la nascita dell’euro, oggi il marco varrebbe il 40% in più e col kaiser che la Germania sarebbe primo esportatore, senza contare che l’euro ha messo fine alla possibilità di svalutazione competitiva della moneta) e trasformando il nostro storico surplus commerciale verso Berlino in un enorme deficit strutturale.

Il danno ormai è fatto, quindi si è pensato di porre un argine a questo delirio eurocratico con austerità drastica e svalutazione interna, soluzione che può funzionare per un’economia piccola e aperta come quella irlandese, ma non per l’Italia. Il nostro Paese sta replicando l’errore compiuto da Winston Churchill nel 1925, quando legò nuovamente la sterlina all’oro a un tasso sopravvalutato, provocando di fatto il congelamento dei salari per i cinque anni successivi e l’innalzamento esponenziale del tasso di disoccupazione. Vi ricordo sommessamente che in questo Paese la disoccupazione giovanile è già al 36,5%. E cosa ha fatto il buon Monti? Una bella strizzata fiscale pari al 3,2% del Pil per quest’anno. Perché? Non esistono ragioni economiche che giustificano una mossa simile, visto che l’Italia ha avuto un budget pressoché in pareggio primario negli ultimi sei anni. Scriveva sempre Ambrose Evans-Pritchard martedì sul Daily Telegraph: «È stato decisamente - ed è avvenuto sotto il governo Berlusconi - un raro modello di rettitudine».

Il surplus primario italiano raggiungerà il 3,6% del Pil quest’anno e il 4,9% il prossimo, ma questo virtuosismo eccessivo è assolutamente fine a se stesso, oltre che controproducente. La stretta fiscale voluta da Monti cosa ha fatto, se non portare il nostro debito pubblico da un stato di equilibrio stabile a flirtare con la zona di pericolo? Lo certifica il Fmi, non io: la ratio del debito, sotto Monti, sta crescendo molto più velocemente di prima, passando da 120% del 2011 al 126% di quest’anno al 128% del 2013. L’economia italiana si è contratta per cinque trimestri di fila, tanto che Citigroup in uno studio prevede un -1,2% nel 2013 e un -1,5% nel 2014, seguite da crescita zero fino al 2017 e una ristrutturazione del debito nel mezzo (avete letto bene e penso che Citi abbia ragione). Un sondaggio del Pew Trust, poi, dimostra che solo il 30% degli italiani pensa che l’euro sia stata una buona cosa.

Di più, il fatto che ieri il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si sia scomodato ufficialmente con una frase del genere, la dice lunga: «Il governo tedesco non si immischierà in alcun modo nella campagna elettorale in Italia, ma una cosa di certo non la faremo passare e cioè che la Germania diventi oggetto di una campagna elettorale populista. Né la Germania, né l’Europa sono responsabili delle attuali difficoltà dell’Italia». Nervosismo, quello tedesco, per la strategia che Berlusconi ha chiaramente fatto capire di voler usare in campagna elettorale, ovvero lotta allo strapotere di Berlino in Europa. E il Cavaliere non si è basato per questa sua scelta solo su opinioni proprie o dei propri consiglieri, ma anche su un sondaggio FT/Harris in base al quale per l’83% degli italiani la Germania ha troppa influenza in Europa, quando solo l’anno scorso la percentuale che lo pensava era del 53%. Di più, per quasi il 75% degli italiani la Germania non sta facendo abbastanza per contrastare la crisi, mentre il 55% dei tedeschi pensa che stia facendo troppo. Per finire, il 66% degli italiani pensa che ci sia stata troppa austerity.


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COMMENTI
13/12/2012 - Bottarelli è il più realista (loris SOleri)

Ringrazio Bottarelli per questo articolo: è uno dei pochissimi che hanno il coraggio della verità. La grande Usura internazionale si sta facendo beffe di noi, ci sta lentamente distruggendo, per i porci comodi della finanza massona e kosher che guida le sorti economiche del pianeta. E' la prosecuzione della guerra sotto altre forme. Siamo in guerra con la Germania (ed altri) e non ce ne accorgiamo. Del resto questo è quello che ci meritiamo come paese! L'unica mobilitazione di cui siamo capaci è il flashmob di Gangnam. E con questo, ho detto tutto...

 
13/12/2012 - Grazie (Ruben Varisco)

Grazie Sig. Mauro per avermi risposto. Non volevo indicarLa come mancante di realismo, lo leggo spesso non solo perchè interessante e coinvolgente, ma sopratutto per realista. Comunque mi viene spontanea la voglia di opinare sulla sua opinione di sopra: "Come mai abbiamo anticipato, senza che nessuno ce lo chiedesse... ci avrebbe evitato il salasso Imu." Io direi che visto come stanno le cose sarebbe strano che fosse stato altrimenti. Tutto qui. Ogni fonte di denaro viene sistematicamente dirottata all'estero. Semplicemente, funziona così. E questo lei questo lo sa molto meglio di me. Personalmente non vedo spazi per far applicare leggi che sono state fatte e rifatte per continuare con il saccheggio.

 
13/12/2012 - Siamo davvero realisti! (Giuseppe Crippa)

Nei prossimi anni (2014 – 2020) l'Italia sarà al quinto posto della classifica dei contributori netti al bilancio della Ue, versando cica 25 miliardi di euro più di quanto prende. Al primo posto nella classifica dei contributori netti si confermerà la Germania, che verserà circa 70 miliardi di euro, seguono il Regno Unito con 48 miliardi, i Paesi Bassi con 31 miliardi e la Francia con 30. Se la UE fosse una società per azioni sarebbe ovvio che un patto di sindacato tra Germania, Regno Unito e Paesi Bassi avrebbe tutto il diritto di gestire la società. Tra essere tutti partner ed un capo con tanti sudditi la terza via è che comandi chi ci mette più soldi, altro che far valere i propri diritti (quali?)

RISPOSTA:

Caro Crippa, la Gran Bretagna non ha la sciagura dell'euro e ha il rebate garantitogli dalla Thatcher (anche uno dei diritti che lei non vede), la Francia con quello che prende di sussidi agricoli - guarda caso uno dei motivi che ha fatto deragliare il dibattito sul budget Ue - deve solo stare zitta e ringraziare il Signore, la Germania è riuscita proprio oggi a non far vigilare dalla Bce la sue Landesbanken, covo di derivati e varie porcherie che però controllano il 20% della Cassa depositi e prestiti tedesca, non contemplata nel debito totale, quindi contribuisce sì ma beneficia dell'euro per l'export, della competitività distrutta del Sud Europa e del regime di bene rifugio del Bund, artificiale, per finanziarsi a basso costo. Non essendo l'Ue una S.P.A, non c'è patto di sindacato che tenga - vedo bene allo stesso tavolo tedeschi, inglesi e francesi, manco il patto di sindacato di Rcs! - ma solo il fatto che noi all'Europa stiamo dando troppo. Un esempio? Come mai abbiamo anticipato, senza che nessuno ce lo chiedesse, la seconda tranche di finanziamento del fondo salva-Stati, 2,7 miliardi di euro che, se tenuti in cassa come potevamo, ci avrebbe evitato il salasso Imu. Ecco cosa intendo per diritti. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)

 
13/12/2012 - Siamo realisti (Ruben Varisco)

Ma onestamente aspettiamo che chi comanda in Italia non vada più a braccetto con Goldman Sachs e ripensi a un nazionalismo tutto italiano?

RISPOSTA:

Caro Varisco, se c'è una dote che penso non mi manchi è il realismo. Per questo le dico che tra farsi commissariare da Goldman Sachs e il nazionalismo-autarchia esiste una semplice via di mezzo: far valere i propri diritti e interessi nazionali, visto che formalmente nell'Ue dovremmo essere tutti partner e non un capo e tanti sudditi. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)