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GIGANOMICS/ Il “giallo” sul Festival di Sanremo e i “furbetti” della finanza mondiale

I maestri della finanza. I signori che stilano le classifiche delle nazioni più corrotte e regolarmente fanno finire l’Italia fra la Tanzania e il Burundi, dovrebbero ogni tanto leggersi anche qualche giornale. In quelli di oggi, per esempio, troverebbero due notizie interessanti. La prima è che Deutsche Bank è inquisita per una mega frode fiscale; cinque suoi dirigenti sono finiti agli arresti e si aspetta un terremoto per i vertici. DB, è bene ricordarlo, è sì un istituto privato, ma non si muove senza input politici. Fu proprio quella la banca che, vendendo di colpo nell’ottobre 2011 titoli pubblici italiani per miliardi, diede il via libera alla speculazione che da quel giorno si scatenò contro l’Italia, mandando alle stelle lo spread. Altra banca finita nei guai è la Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (Hsbc), un vero pilastro del capitalismo finanziario internazionale nato con l’impero britannico e ancora in eccellente stato di salute oggi, avendo saputo navigare con grande maestria nell’oceano delle globalizzazione. Ebbene a questi aristocratici finanzieri è stata appena inflitta una multa di 2 miliardi per aver appoggiato, con il riciclaggio, i narcos e i trafficanti di armi che rifornivano l’Iran. Sono due episodi che vengono dopo quello, piuttosto recente, di sette grandi banche internazionali che avevano formato un cartello per alterare la formazione dell’Euribor, il tasso che regola i prestiti sull’Euromercato. Un truffa colossale per milioni di persone. Eppure l’immagine della grande finanza internazionale non è scalfita da questi episodi malavitosi, tutto continua come prima. Se ne riparlerà (poco) al prossimo scandalo.

 

La benzina Fiat. La pubblicità della Fiat che prometteva il prezzo della benzina fermo per un anno è stata dichiarata ingannevole, bocciata e ritirata. L’azienda multata di 200 mila euro. Si potrebbe sapere se il severissimo Sergio Marchionne ha preso qualche misura contro chi ha concepito quella sòla che ha gettato altro discredito sulla casa torinese?

 

Senza Ior. Quelli che hanno ancora capitali clandestini custoditi in Svizzera e non sanno dove metterli visto che, prima o poi, l’accordo fra Roma e Berna si farà, avevano sperato nello Ior. La banca vaticana, pensando cristianamente di dover vestire gli ignudi, aveva pensato di aprire filiali in Italia, fornendo così riparo agli esuli. Ma la Banca d’Italia ha risposto con un secco no. Visto come si è ridotto questo Paese? Non è nemmeno più permessa un’opera di carità.

 

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