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Economia e Finanza

LETTERA/ 1. Forte: 10 dubbi sul governo dei tecnici

Benché l’abbandono della politica di rigore o vada evitato, sarà necessario, afferma FRANCESCO FORTE, rilanciare una politica di crescita per ridurre il rapporto debito/Pil

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Caro Direttore,

I mercati certamente hanno fatto salire l’altro giorno lo spread perché l’instabilità politica e le elezioni anticipate creano incertezza. Monti è gravemente responsabile di ciò perché, come ha scritto Giulio Sapelli, non aveva alcun motivo per dimettersi in anticipo, approfittando di un voto negativo che non era di sfiducia formale del Pdl. Ma è sempre più chiaro che il suo compito era ed è quello di tirare la volata a un governo di sinistra ex comunista con una componente moderata illuminata, la formula del partito d’azione e dintorni, ove per dintorni intendo Raffaele Mattioli, il grande presidente della Banca Commerciale, che lanciò  Mediobanca e che, vedovo, aveva sposato nel 1926 Lucia Monti.

Ma “il ballo degli spread” è un prezzo di democrazia che bisogna saper pagare per evitare il peggio. Ossia l’avvitamento economico e i principi di società illiberale a cui ci sta condannando la linea involutiva del governo Monti. Peraltro va anche evitato l’abbandono della politica di rigore o anche solo la sua attenuazione. Questa deve rimanere, mentre nel programma di chi crede davvero nell’economia sociale di mercato e quindi in un modello con al centro la persona umana e il conseguente principio di sussidiarietà lo si  dovrà sostenere  anche a livello europeo.

Ciò  sulla base di una concezione dell’Europa basata sulla cooperazione fra gli stati membri, ciascuno responsabile delle proprie scelte. Il che comporta per noi la regola del bilancio in pareggio, al fine di non emettere più nuovo debito pubblico. Ma ci occorre anche una politica di crescita per ridurre il rapporto debito/Pil, nella quale sono fondamentali il rilancio delle infrastrutture, la flessibilità del fattore lavoro mediante i contratti aziendali, la riduzione delle imposte sulle imprese e sui loro costi del lavoro con piena detrazione dell’Irap sul fattore  lavoro  dagli imponibili, da attuarsi in modo  graduale triennale.

È in tale ambito che vorrei spiegare perché il governo Monti andava bocciato dal punto di vista di una equilibrata economia liberale ispirata a principi di economia sociale di mercato e governata  del merito delle persone come base della socialità.