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Economia e Finanza

LETTERA/ 2. 10 spunti per il Monti-bis

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8) Di Telecom abbiamo già detto: e crediamo che al sistema-Paese possa essere risparmiato l’epilogo di un’azienda-Paese che viene svenduta a un investitore che non ha caratteristiche né di solidità, né di strategicità. Diverso è certamente chiedere a Monti - Commissario europeo al mercato interno e poi all’Antitrust all’epoca delle grandi privatizzazioni italiane - quale sia il giudizio retrospettivo su quella stagione e quello odierno sul tema della nazionalità del controllo di grandi aziende del Paese. Qual è il punto d’equilibrio fra interessi dell’economia italiana (perché la chimera globalista è come minimo fuori moda) e attrazione di capitali? Non ultimi quelli che possono essere generati dal giacimento di ricchezza finanziaria della famiglie italiane e che non dovrebbero solo fornire munizioni ai grandi gestori globali per speculare in coro contro l’Italia. La riforma del sistema finanziario nazionale ancora bancocentrico è terreno su cui Monti si è spesso misurato da professore e da commissario Ue alla Concorrenza: gli manca ancora l’esperienza di governante nazionale.

9) Comprendiamo - e sostanzialmente condividiamo – il classico disagio dell’accademico italiano (europeo) di fronte ai “rating” globali universitari - peraltro molto cari alla cultura bocconiana - che tanto assomigliano a quelli di Moody’s e Standard & Poor’s: un oligopolio gestito con criteri spesso più opachi di quelli che insidiano i “concorsi all’italiana”.

10) Una delle ultime sortite di Monti - molto politica - è stata un’apertura a “forme diverse del finanziamento della sanità”, che in senso lato sono parse rilanciare un ventaglio di strumenti innovativi di welfare privato o sussidiario. Il premier ha incassato l’appoggio del Quirinale, ma guarda caso negli stessi giorni ha rassegnato le dimissioni: ancora una volta il problema - l’eterna Italia “illiberale” - non sembra lui.

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