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FINANZA/ 1. Bertone: 2013, 5 buone notizie per l’Italia

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b) Ancor più importanti sono i segnali di distensione sul fronte della crisi europea. L’accordo di principio sull’Unione bancaria, nonostante la parziale defezione di Londra, della Repubblica Ceca e della Svezia, segna un salto di qualità nella gestione della crisi. Non solo perché rappresenta il passaggio chiave per i salvataggi bancari (Madrid in testa) o per la supervisione unica dei conti. Ma soprattutto perché il principio della garanzia comune sui bilanci bancari potrebbe far cadere le barriere invisibili, ma quasi invalicabili, che hanno messo a rischio la libera circolazione del credito nell’Ue. L’Italia, al pari della Spagna, ha patito più di altri il ritiro di 400 miliardi di capitali da parte delle istituzioni finanziarie, sotto la scure del rischio della fine dell’euro. Oggi questi quattrini possono tornare verso il Bel Paese, attratti dalla maggior redditività e dal livello infimo del prezzo di alcuni assets, obbligazionari e azionari.

c) La reazione ordinata dei mercati al disordine imperante nella vita politica italiana dimostra che la finanza, quando vuole, sa vedere benissimo oltre le turbolenze di facciata. L’Italia, dopo un anno durissimo, si affaccia al 2013 con una bilancia commerciale positiva. La recessione ha ridotto il differenziale dei prezzi Italia-Eurolandia a un modesto 0,4% con prospettive positive vista la dinamica dei prezzi del petrolio. Migliorano, soprattutto, i conti pubblici: l’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio è a portata di mano già nel 2013 grazie all’avanzo primario (3,6% del Pil, un primato mondiale). In questa cornice è lecito attendersi, dopo le elezioni, un allentamento della pressione di Bruxelles e di Berlino, oggi già assai meno arcigni nei confronti di Madrid, Dublino e Lisbona rispetto alle richieste nei confronti dell’Italia.

d) Già, le elezioni. Sarà una corsa sull’ottovolante che riserverà emozioni degne di Gardaland? Oppure la ripetizione di un film già programmato troppe volte negli ultimi anni per fare ancora cassetta? Vista dai mercati l’eccitazione non è giustificata. In estrema sintesi: o prevale una coalizione che vuol ridiscutere i patti siglati in sede Ue o si prosegue sul percorso già segnato. Che accadrà in caso di vittoria dei partiti anti-patto di stabilità? Esiste il precedente di Irlanda e Portogallo. Il Governo aveva firmato un patto severo per uscire dalla crisi, poi sono andati alle elezioni e ha vinto l’opposizione che aveva osteggiato l’azione di governo. Tempo quindici giorni e si sono dovuti ricredere perché non c’erano altre alternative. Sarà così anche per l’Italia? Risposta affermativa, al di là delle chiacchiere, delle piroette e degli accordi palesi o sottobanco.

e) A questi fattori se ne possono aggiungere altri. Il ruolo della Cina, che non farà da locomotiva delle economie ma non sarà quel “buco nero” temuto da molti. Anzi, la politica della nuova leadership potrebbe favorire i beni di consumo “leggeri” temuti da molti e il turismo di massa verso l’Europa, foriero di shopping di lusso per il made in Italy.


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