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GIGANOMICS/ Bersani "pugnala" Vendola e il Corriere evita lo "sfratto"

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Vignetta di Claudio Cadei  Vignetta di Claudio Cadei

Vendola e la contraerea. Ieri era incominciata male la giornata per Nichi Vendola. Era inorridito quando, sulle agenzie, aveva letto le parole pronunciate da Pierluigi Bersani durante la conferenza con la stampa estera: “Dopo il voto, che vincerò, aprirò comunque al Centro”. Orrore: un siluro con le sembianze di Pierferdinando Casini e soci era in arrivo, capace di affondare la nave Sel, o per lo meno, di intralciarne la navigazione accanto al Pd, ammiraglia del centrosinistra. Ma Bersani aveva fatto anche di peggio: non aveva escluso di poter affidare un posto a Mario Monti nel suo prossimo governo, anche se aveva precisato che “il ruolo si discute e si decide assieme”. Di nuovo orrore: Vendola ha fatto e farà tutta la sua campagna contro il professore e il suo liberalismo, ed ecco che Bersani non esclude di poterlo forse, eventualmente mettere in squadra. Quindi, se davvero nascerà questo governo di centrosinistra, e al presidente della Puglia toccherà un ministero, dovrà sedersi accanto a colleghi fino a ieri acerrimi nemici. Dovrà destreggiarsi fra mine e siluri. Roba da non credere, da rovinare davvero la giornata e non solo quella.

Ma la brutte notizie sono state compensate da una molto - per lui - positiva che ha raddrizzato la situazione. Dal Canada è arrivato l’annuncio che il governo di Ottawa ha deciso di annullare l’ordine di 65 caccia F 35 della Lockeed perché troppo cari e non all’altezza delle attese. Gli aerei da combattimento, il cui costo iniziale era stimato attorno ai 9 miliardi di euro complessivi, hanno visto il loro prezzo salire fino a 16 miliardi e su questa cifra i canadesi hanno detto “basta: faremo senza”. È quanto sostiene anche Vendola e non da oggi. L’Italia aveva in programma di acquistare 131 F 35, ma la manovra salva Italia del Governo Monti ne ha già tagliati una quarantina. Ora l’ordine è di 90 velivoli, per una spesa compresa fra i 13 e i 15 miliardi di euro. È prevista una ricaduta per questo investimento, perché parte del progetto industriale degli F 35 dovrebbe essere realizzato dalla Finmeccanica, nello stabilimento di Cameri (Novara). È una contropartita però incerta. E poi comunque la cifra complessiva rimane alta per un Paese costretto a risparmiare su pensioni, sanità, istruzione e via dicendo. Per questo Vendola sostiene a ogni occasione che quegli aerei non vanno comprati e i soldi usati per qualcosa di più utile e sensato. Forse ha ragione; certo l’antimilitarismo fa audience; la pace strappa applausi ai talk show televisivi. Quando poi però i potenti della terra fanno operazioni geopolitiche che li portano al controllo di fonti petrolifere strategiche (vedi Libia) chi non ha partecipato perché non aveva gli aerei sta a guardare.

 

Mezzo Corriere. Mercoledì 19 dicembre si riunirà il patto di sindacato della Rcs MediaGroup per decidere l’aumento di capitale del quale la società ha assoluto bisogno, visto che ha una posizione finanziaria netta negativa per 875,6 milioni di euro. Quel giorno si conosceranno (o almeno, si dovrebbero conoscere) anche i dettagli del piano di riassetto editoriale, sul quale finora sono circolate molte voci senza alcune conferma. Si sa comunque che i costi dovranno essere ancora tagliati e che la scure si abbatterà soprattutto sui periodici, in crisi irreversibile ormai da tempo. Un compromesso pare sia stato trovato sulla questione della sede de Il Corriere della Sera. Lo storico palazzo che ospita le redazioni di Corriere, Gazzetta dello Sport e di molti servizi centrali della holding, dovrebbe essere diviso in due. Il lato che affaccia su via San Marco, dove ci sono gli uffici del quotidiano sportivo, dovrebbe essere messo sul mercato, dopo aver trovato un accordo con il Comune che pretende un pedaggio di 7 milioni per dare l’ok al cambio di destinazione. Il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli non sarebbe invece costretto a cambiare casa, a trasferirsi a Crescenzago, alla periferia dove ci sono dei palazzi di proprietà Rcs. Questo, per lo meno, fino alla prossima crisi che non si annuncia lontanissima: secondo voci interne, anche i conti del Corriere, la corazzata del gruppo, non sono più floridi come un tempo. In prospettiva per far cassa potrebbero servire altri mattoni.


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