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Economia e Finanza

IL CASO/ Una carta prepagata può far più ricche le famiglie

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Un patto fiscale con gli italiani. Il Governo dovrebbe impegnarsi ad azzerare l’evasione, e usarne i proventi per abbassare le tasse. E l’evasione, se ci fosse la volontà politica, si potrebbe radicalmente abbattere. 

Come?

Introducendo l’uso massiccio delle carte prepagate. Si obietta, in genere, che le persone anziane non saprebbero come raccapezzarsi. E’ un falso problema. Si figuri, infatti, che in Kenya è lo strumento usato principalmente per qualunque pagamento. Sarebbe possibile abbassare radicalmente la soglia di utilizzo del contante per legge. E spostare l’Iva dagli acquisti ai prelievi in banca, per dissuadere ulteriormente l’utilizzo di denaro liquido. In questo modo, si potrebbero recuperare dai 150 ai 200 miliardi di euro, utilizzabili per abbassare un 30% di tasse. Sul fronte, invece, della grande evasione e dello spostamento di flussi di capitale all’estero, sarebbe possibile aumentare notevolmente la pressione nei confronti dei paradisi fiscali, a partire dalla Svizzera.

Se il nostro livello di ricchezza, nonostante l’allarmante erosione, resta tra i più alti al mondo, non sarebbe il caso di inserirlo tra gli indicatori con cui tradizionalmente si definisce lo stato di salute di un’economia, quali il Pil, il debito pubblico, il rapporto debito/Pil, ecc.?

Effettivamente, il debito andrebbe considerato nel suo complesso, facendo la somma tra pubblico e privato, così come la ricchezza di un Paese. Se prendessimo in considerazione questi parametri, scopriremmo che l’Italia ha un debito totale inferiore a quello degli Stati Uniti, del Giappone, della Gran Bretagna, e analogo a quello della Germania. Il problema, è che a differenza di Usa e Giappone, non disponiamo della sovranità monetarie, e della leva svalutativa. E’ come se stessimo competendo in una gara di corsa dove alcuni (Giappone e Usa) hanno un fuoristrada mentre noi siamo a bordo di un pulmino con 27 persone. Il pulmino, ovviamente, va più lentamente. D’altro canto, se scendessimo, resteremmo a piedi. 

 

(Paolo Nessi)

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