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GIGANOMICS/ I 41 miliardi “persi” da Befera e “l’agente segreto” dell’Economist

Pubblicazione:lunedì 17 dicembre 2012

L’agente Emmott. Sempre “Report” di Milena Gabanelli si è occupata dell’Eni e del giro di miliardi che accompagna tutti i business legati agli idrocarburi. In particolare, si è interessata dei contratti di fornitura di gas russo all’Italia. Intervistato da un redattore di “Report”, l’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott, ha detto che quel business nasconde interessi personali dell’ex presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Affermazione non di poco conto. La fonte? Emmott candidamente l’ha indicata nei servizi segreti britannici. Interessante. E lui come fa a saperlo? È una sorta di agente Betulla? Ed è vero che l’intelligence inglese è convinta di questo e va in giro a dichiararlo a giornalisti? E perché lo fa? Se qualcuno dice qualcosa a un giornalista, desidera che questo lo comunichi. Siccome Emmott non è un signore qualunque e “Report” non è una trasmissione semiclandestina di una tv di provincia, forse il nostro ministro degli esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, potrebbe fare due chiacchiere con l’ambasciatore britannico in Italia e sapere se quanto ha dichiarato l’ex direttore dell’Economist a “Report” risponde a verità, se davvero il servizio segreto inglese va in giro a fare simili affermazioni.

Mentre c’è potrebbe ricordargli un altro fatto, noto a tutti, e riemerso proprio nella stessa trasmissione di ieri: tutte le eventuali - chiamiamole come sono - ruberie che accompagnano frequentemente il business degli idrocarburi, sono possibili grazie a paradisi fiscali che garantiscono l’assoluta segretezza ai protagonisti-beneficiari. E su gran parte di questi paradisi sventola ancora l’Union Jack, come le Isole Vergini Britanniche, usate proprio da oscuri intermediari della partita gas russo-Italia. Questo particolare il solerte e Bill non lo ha citato. Ed è una dimenticanza che dovrebbe dirci molto sulla mitica, autorevolissima stampa britannica. L’abbiamo sempre magnificata come esempio di professionalità, di neutralità nel dare informazioni, senza guardare in faccia nessuno. Ma è proprio così? Non è che invece la stampa inglese si schiera semplicemente a fianco degli interessi nazionali? Per usare un termine ora di moda: non è un po’ embedded?

 

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