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FINANZA/ 2. Il 2013, la "scommessa" di Draghi sull’Italia

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Sì, oggi viviamo lo shock che il Paese ha dovuto subire da parte del governo Monti per rimettere i conti in ordine. Per questo la situazione dal punto di vista dell’economia reale è peggiore di un anno fa, ma l’Italia ha dovuto fare una cura da cavallo e quindi è ovvio che il corpo si è indebolito. Dobbiamo continuare su questa strada, i segnali sono incoraggianti, ma c’è ancora tanto da fare e quindi è auspicabile che comunque vadano le elezioni non si devi dal percorso intrapreso.

 

Fino a che punto la strada imboccata dal governo Monti è stata davvero quella giusta?

 

I risultati sono stati positivi per quanto riguarda il risanamento dei conti pubblici, meno per quanto riguarda le riforme. Era del resto prevedibile che trattandosi di un governo tecnico le cose sarebbero andate in questo modo. Le riforme necessitano infatti di una forte legittimazione politica che la strana maggioranza di cui godeva il governo Monti probabilmente non era in grado di fornire.

 

In che senso?

 

Le riforme sono sempre “partisan”, cioè richiedono un soggetto politico che se ne assuma la responsabilità. Proprio per questo spero che il prossimo confronto elettorale avvenga sull’agenda delle riforme. Si tratta di una strada che può essere anche dura, in quanto va a toccare degli interessi corporativi del Paese. Chi riuscirà ad avere una maggioranza sulla base di un programma elettorale basato sulle riforme avrà però il dovere morale di portarle avanti. Da un lato quindi Draghi ha ragione, ma dall’altra la strada del risanamento compiuto finora potrebbe rivelarsi effimero se l’Italia non dovesse continuare ad andare avanti nella direzione imboccata.

 

Il governo Monti ha messo a punto le riforme del lavoro e delle pensioni. Quali altre restano da compiere?

 

Manca tutto il tema delle liberalizzazioni, dei servizi pubblici locali, delle professioni e della giustizia civile. Occorre inoltre una rimodulazione della spesa regionale con la centralizzazione di alcune funzioni, l’introduzione dei costi standard nel settore sanitario e il completamento delle riforme della scuola e dell’università.

 

(Pietro Vernizzi)

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