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FINANZA/ Se nemmeno l'uscita dall'euro basta a salvare l'Italia

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Questa mancanza di giudizio di Barnard e del movimento MMT dipende da un vero e proprio vuoto culturale, di cui è vittima tutta la cultura economica moderna. Per trovare qualche cenno di quanto voglio affermare, occorre andare alla dottrina della Chiesa e in particolare alla sua Dottrina sociale.

Qual è questo vuoto culturale? Il vuoto culturale è il vuoto dei valori, il vuoto sul valore, cioè l’affermazione implicita di una dottrina nichilista, ossia la dottrina della “mancanza di valori”. Questa mancanza si riflette anche nel fatto che per Barnard e gli economisti seguaci della teoria MMT la proprietà e il valore della moneta non sono un problema. Anzi, non sono nemmeno un argomento. Pure che lo Stato si indebiti e non abbia alternative, seppure lo faccia arricchendo l’economia reale, non è un problema. Secondo loro, si tratta di una questione puramente contabile, puramente formale.

Ma questo limita drasticamente l’azione di un sistema monetario: la moneta non serve solo a comprare beni e servizi, ma anche a pagare il lavoro umano. Voglio dire che l’azione monetaria porta sempre con sé un’azione morale. Pure l’azione di scegliere se finanziare il traffico di armi o la costruzione di un ospedale è una scelta morale, che facilmente sarà opposta rispetto alla scelta della convenienza. Quindi la questione monetaria non può mai essere banalmente ridotta a una questione puramente tecnica. In questo senso, la teoria MMT compie lo stesso errore della dottrina economica ufficiale, nel suo tentativo nichilista di togliere il tema del valore su uno strumento tanto delicato e decisivo per il bene comune.

Del resto, è fin troppo ovvio considerare che lo strumento monetario, come ogni altro strumento che funziona, vale perché funziona (e vale più o meno se funziona più o meno bene). E vale proprio nella misura in cui riesce a valorizzare le risorse insite in un territorio, in una comunità umana, in un popolo. Per questo occorre sempre tenere conto della moneta come valore sociale. Questo non vuol dire negare l’aspetto individuale, poiché lo scambio economico si svolge sempre tra soggetto e soggetto. Ma tale scambio si attua all’interno di un ambiente sociale di cui occorre tenere conto.

E queste cose la Chiesa le diceva 80 anni fa: “Così, per evitare l’estremo dell’individualismo da una parte, come del socialismo dall’altra, si dovrà soprattutto avere riguardo del pari alla doppia natura, individuale e sociale propria, tanto del capitale o della proprietà, quanto del lavoro. Le relazioni quindi fra l’uno e l’altro devono essere regolate secondo le leggi di una esattissima giustizia commutativa, appoggiata alla carità cristiana” (Lettera enciclica Quadragesimo Anno, 1931). Oggi abbiamo tutt’altro che una esattissima giustizia commutativa: abbiamo invece un fortissimo sbilanciamento a favore della finanza speculativa, la quale arriva addirittura a determinare e limitare le scelte dello Stato in tema di servizi sociali.