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FINANZA/ 2. La nuova bolla "a mandorla" che spaventa i mercati

Pubblicazione:giovedì 20 dicembre 2012

Shinzo Abe (InfoPhoto) Shinzo Abe (InfoPhoto)

Insomma, il Giappone sembra destinato a copiare la ricetta svizzera di acquisto di bond esteri per porre fine alla corsa del franco. Berna ottenne il suo scopo e di fatto finanziò i deficit di budget dell'eurozona con i soldi stampati, Tokyo rischia di trasformare la sua politica in un QE per il mondo intero. Non so voi, ma io vedo una bolla in espansione e pronta a fare un boom spaventoso.

Certo, lo yen forte ha asfissiato le esportazioni e colpito ancora di più un'economia già piegata dall'incidente di Fukushima, costretta a subire uno shock di import energetico a causa della chiusura degli impianti nucleari. Insomma, lo storico surplus commerciale nipponico è evaporato. Inoltre, il rallentamento economico e le dispute territoriali con la Cina hanno assestato un duro colpo alle esportazioni nipponiche verso Pechino, portando il deficit commerciale di Tokio a 953,4 miliardi di yen, il terzo peggiore risultato mensile in trent'anni e il quinto mese di calo consecutivo. E la scelta di Abe potrebbe comportare un aggravamento nella bilancia commerciale nipponica visto che, come faceva notare Junko Nishioka, economista di RBS, «uno yen svalutato potrebbe sì migliorare l'export, ma renderebbe anche più costoso l'import, aggravando il deficit commerciale».

Ma non tutto è male in Giappone. La disoccupazione è al 4,2%, il tasso più basso dell'anno e in netto calo dai massimi del 2009, quando raggiunse il 5,6%. Inoltre, è migliorato e di molto il dato relativo alla disoccupazione giovanile, tanto che in vista di marzo - quando finisce l'anno scolastico in Giappone - il 61% dei diplomati giapponesi ha già accettato una proposta di lavoro, contro il 58,6% dello scorso anno. Di converso, è vero che il Giappone è in cronica deflazione, ma anche in equilibrio abbastanza stabile, visto che il valore reale dei risparmi sta salendo, contrariamente a quanto accade in Occidente. C'è però un primo rischio: un ritorno all'inflazione potrebbe portare con sé un aumento dei costi per il debito e una svendita di titoli di Stato giapponesi, ipotesi quest'ultima che colpirebbe duramente le banche nipponiche, visto che le detenzioni di bonds pesano per il 900% del Core Tier 1 del loro capitale.


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