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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La nuova bolla "a mandorla" che spaventa i mercati

L’intenzione del nuovo premier giapponese di spingere la Bank of Japan a stampare moneta in misura massiccia, spiega MAURO BOTTARELLI, potrebbe determinare ripercussioni sul mondo intero

Shinzo Abe (InfoPhoto)Shinzo Abe (InfoPhoto)

Presi come siamo dalla campagna elettorale italiana, di fatto già ampiamente cominciata, rischiamo di lasciar passare inosservato l'esito di una tornata di voto che si è già tenuta: da domenica, infatti, il Giappone ha un nuovo leader, Shinzo Abe, già in carica nel biennio 2006-2007 e ora tornato al potere con un'agenda che è tutta un programma. Spingere la Bank of Japan a stampare moneta come se non ci fosse un domani per dar vita a uno shock reflattivo, ovvero la ripresa da una deflazione che riattivi la moribonda economia nipponica e spinga al ribasso lo yen. E, per fare questo, Abe ha già detto chiaramente di essere pronto a tutto, minacciando la BoJ affinché «non vada contro la volontà del popolo».

Insomma, il Paese più indebitato al mondo, ratio debito/Pil al 230%, è pronto ad attivare le presse con una politica di stimolo che qualcuno vede come benigna per Borse e mercato obbligazionario, la versione sovrana del carry trade dei primi anni del nuovo millennio ma su scala globale. Simon Derrick di BNY Mellon non ha dubbi: «Penso che questo possa essere l'inizio di un nuovo ciclo reflattivo per il sistema globale, un qualcosa che combinato con la ripresa negli Usa potrebbe trasformarsi in un punto di svolta della crisi». Ottimista anche Lars Christensen di Danske Bank, per il quale «questa scelta è tremendamente importante per la crescita globale e i mercati stanno cominciando a prenderne nota». Avendo un mandato elettorale molto chiaro a livello di seggi, Abe può alzare la voce e imporre la sua agenda alla Bank of Japan, a dir poco conservativa come banca centrale: inflazione al 2% e stimolo monetario illimitato.

E se i "consigli" non dovessero apparire sufficienti, ecco che Abe si è detto pronto a cambiare lo statuto e la governance della Bank of Japan, la quale riunirà oggi il suo board per la prima volta dopo il voto: «Siamo di fronte alla nascita di un attacco alla deflazione in piena regola», ha sentenziato Jesper Koll, capo di JP Morgan in Giappone. Il problema è che una politica così aggressiva, pur a fronte di crescita zero del Pil negli ultimi quindici anni, comporta dei rischi, oltre a minacciare l'indipendenza della banca centrale. Lunedì, quando il risultato elettorale era chiaro, lo yen si è deprezzato ai minimi da due anni contro il dollaro, con i traders certi che questa volta Ldp, il partito di Abe, avrà la meglio sulla BoJ. Di più, la moneta nipponica ha perso il 5% nell'ultimo mese, aiutando l'indice Nikkei a guadagnare circa il 10%, nonostante la Borsa di Tokyo sia ancora sotto del 75% rispetto ai massimi del 1989.