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GIGANOMICS/ Banche e derivati: la profezia dei Maya colpisce la finanza

Il primo ad accorgersi che qualcosa non funzionava in tutta questa macchinosa vicenda è stato Davide Corritore, oggi city manager di Palazzo Marino, ma allora semplice consigliere comunale in quota Pd. Non è un signore qualunque, ma un manager che viene dalla finanza più sofisticata, avendo lavorato in ruoli dirigenziali per molto tempo alla Deutsche Bank italiana; è stato lui, per esempio, a diffondere i futures sul nostro mercato. Insomma, sa di che cosa si tratta e conosce di che pasta sono fatti gli eleganti personaggi in gessato che vanno in giro per i palazzi del potere piazzando la loro costosissima mercanzia. Ha incominciato una personale inchiesta ed è arrivato a una conclusione: i contratti erano di una tale complessità, che solo degli ingegneri finanziari avrebbero potuto comprenderne e valutarne tutti gli aspetti. E accorgersi della loro onerosità mascherata. In sostanza e in parole molto povere, Corritore ha compreso e documentato che le banche avevano di fatto carpito la buona fede dei responsabili finanziari dei vari Comuni, li avevano convinti a sottoscrivere prodotti inadatti alle loro esigenze, esponendoli a oneri in prospettiva insostenibili. Se volete che usi un’espressione ancora più terra a terra, eccola: li avevano raggirati. Corritore, dopo due anni di lavoro, ha trasmesso il suo dossier e riferito la sua convinzione alla Procura di Milano, che si è trovata perfettamente d’accordo con le sue analisi e ha avviato l’inchiesta. Come detto, le quattro banche hanno accettato una trattativa a livelli civilistico, pagando come indennizzo una cifra vicina ai 400 milioni al Comune. Ma l’azione penale, ovviamente, è proseguita sfociando nel giudizio di ieri, il primo caso a livello internazionale di un Tribunale che affronta il tema derivati e condanna quattro banche che li hanno messi sul mercato.

Come sempre bisognerà aspettare dispositivo e motivazioni della sentenza, ma da quello che ha già detto il giudice Magi, l’indicazione è chiara: le banche non possono più vendere tutto quanto frulla nella fertile fantasia dei loro, chiamiamolo così, inventori e venderlo in giro per il mondo guadagnando commissioni con molti zeri. Non possono più farlo perché, dopo questa sentenza, sono ritenute responsabili di quanto offrono ai clienti. È una sentenza storica, come dice giustamente Robledo, perché farà da precedente, da filo rosso per tutti gli altri casi analoghi o identici che già sono finiti o stanno finendo nelle aule giudiziarie. Quindi il 19 dicembre sarà ricordato, sempre che tutti insieme si sopravviva all’Apocalisse Maya che ci attende domani (a orario imprecisato), sarà ricordato, dicevo, come un giorno nero, nero, nero per la disinvolta finanza internazionale che con la sua spregiudicatezza e la sua avidità ha dato una spinta decisiva alla crisi mondiale partita nel 2008 e non ancora finita. Sarà bene che imparino, i signori banchieri, a comportarsi in maniera più prudente, trasparente. E, lasciatemi dire, anche onesta. Il capitalismo è la terra dei coraggiosi e dei meritevoli, che vanno premiati; non dei banditi e degli arruffoni, che vanno invece isolati.

 

Ma il nero, nero, nero per le banche non è venuto solo da Milano. Dagli Usa è piombata una multa da 1,5 miliardi (ripeto: miliardi) di dollari per Ubs. La banca svizzera, una dei leader indiscussi nella gestione della ricchezza planetaria, si è dichiarata colpevole di un reato che fa rizzare i capelli: ha ammesso di aver manipolato, assieme ad altri allegri compagni di avventura, il Libor, vale a dire il tasso al quale le banche si prestano il denaro fra di loro e che condiziona, a cascata, il costo del credito per tutti, aziende e privati. Alcuni signori a Londra si erano messi d’accordo per alterare questo meccanismo di determinazione del prezzo con lo scopo, ovviamente, di realizzare enormi profitti. Per questo vizietto truffaldino l’inglese Barclays era già stata sanzionata nelle settimane scorse per circa 450 milioni di sterline; ieri è toccato a Ubs. Ma siccome altre banche erano parte del club dei truccatori del Libor, la storia conoscerà ancora altri capitoli, tutti negativi per loro, tutti positivissimi per il mercato, i consumatori, la gente per bene. Per tutti quelli che sopravviveranno al 19 dicembre delle banche e al 21 dicembre dei maya.

 

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