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FINANZA/ Così in 20 anni l’Europa ha "distrutto" l’Italia più del fascismo

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L’Unione europea e l’area euro sarebbero state istituzioni del tutto nuove. Rifiutata in partenza l’ipotesi federalista (i tempi in effetti non erano ancora maturi), si è dovuto por mano a una progettazione per la quale non esistevano precedenti. Ci si doveva confrontare con Stati di diversa importanza, che tutti potevano vantare storie gloriose. Le loro strutture economiche e sociali si erano consolidate da secoli. Errori erano possibili. I risultati rispetto alle premesse sono però così sconfortanti da non potersi addebitare a semplici errori. In luogo della crescita armoniosa e sostenibile si registra una depressione il cui ritmo si accentua e si generalizza. Era stata promessa coesione e le differenze tra i paesi membri non sono state mai così profonde. Doveva esservi solidarietà, ma l’aria che si respira è di accuse reciproche, risentimenti, sospetti. La responsabilità, oggi possiamo dirlo, non è del disegno originario. È di due alterazioni sopravvenute. L’una per così dire in corso d’opera, l’altra, più grave, attuata nel 1997, non percepita, che ha prodotto in modo ininterrotto effetti perniciosi.

 

Quali sono queste alterazioni?

 

Il disegno originario poggiava sull’unificazione dell’ambito del mercato e della moneta. L’art. G. p. 2, Tue prevedeva la “instaurazione di un mercato comune e di una unione economica e monetaria”. Il mercato comune è stato realizzato, l’unione monetaria “no”. Gli Stati dell’Unione sono stati distinti (art. 109K Tue) in due categorie, quelli che adottano l’euro e quelli che conservano la moneta propria. I primi sono oggi 17, 10 quelli che conservano la moneta nazionale.

 

Questa la prima avvenuta in “corso d’opera”. Cosa può dire riguardo la seconda?

 

Il Tue, art. 104 c) e prot. n. 5 garantivano agli Stati il potere di indebitarsi annualmente fino al 3%. Agli Stati euro, terminato il periodo detto della convergenza regolato da norme transitorie (prot. n. 5), fu imposto il vincolo di un bilancio prossimo al pareggio o in attivo. La imposizione fu indotta con un regolamento, il n. 1466/97. Il reg. 1466/97 è rimasto in vigore sino al 6 dicembre 2011.

 

E perché sarebbe un’alterazione?

 

Il reg. 1466/97 fu un atto arbitrario. Un regolamento non può modificare un Trattato, che formalmente e sostanzialmente è un atto di rango costituzionale. L’art. 104 c) e prot. n. 5 Tue fissava il limite dell’indebitamento al 3% annuo. Il reg. 1466/97 lo abbassò allo 0%. Uno stravolgimento grave. Del reg. 1466/97 si ottenne l’approvazione in modo surrettizio. Deliberato il 7 luglio 1997, se ne fissò l’entrata in vigore al 1° luglio 1998, data successiva a quella già fissata per lo scrutinio di ammissione all’euro. Non si dovettero fare sforzi per fare comprendere agli Stati aspiranti che difficilmente avrebbero superato l’esame se la loro affidabilità non fosse stata garantita dall’accettazione del vincolo della parità del bilancio. Il reg. 1466/97 si guardava bene dal chiarire che la parità del bilancio avrebbe comportato gravi sacrifici. Annunciava all’opposto una “crescita vigorosa, sostenibile e favorevole alla creazione di posti di lavoro”.

 

Ma cos’è successo dopo l’adozione di questo regolamento?


COMMENTI
21/12/2012 - Ci libereremo quando ci saremo liberati di loro (Dante Salme')

Quando riusciremo finalmente a toranare liberi Italiani, bisognerà aprire un processo politico e penale contro chi ci ha fregati in questo modo. Monti per primo

 
21/12/2012 - patto antidepressivo con effetti collaterali (antonio petrina)

Che il prof Guarino rilevi l'utilizzo maldestro del regolamento comunitario che impone il pareggio anzicchè il quasi pareggio, è storia di un patto che ,secondo i parametri maastricht al condominio dei paesi UE, presenta indubbi effetti collaterali e cioè depressivi forse da imputarsi principalmente ,come evidenziava le "criticità" nella ricerca del prof Chiarelli (Univ BA,marzo 2011) ,per l'applicazione domestica e rigida del "patto" ( patto "stupido" lo definì l'ex commissario UE poi divenuto premier) , patto di stabilità interno introdotto nella odierna versione dei saldi dalla finanziaria del 2008 in poi all'interno nella p.a. : applicazione non omogenea e per questo miope tra comuni e regioni.Patto che non promuove nè la stabilità e nè la crescita così come è concepito e, nonostante la promessa della sua rinegozazione del governo tecnico nella prima legge "salva italia",dopo la richiesta teutonica per gli aituti ellenici,la promessa di riformare il PSI derivato dal trattato di Lisbona è rimasta lettera morta ,anzi il Premier Monti l'ha condizionata alla calende greche e ciè all'attuazione del Fiscal compact dei 27 paesi ! Più austeri di così si muore ! Ps invero è stata accolta nel citato vertice dei 27 paesi del 18 ottobre 2010 l'unica proposta sensata dell'allora min Tremonti cioè di considerare nel debito pubblico di uno Stato membro anche la componente del debito privato di famiglie ed iprese che vede nell'italia un primato ue di risparmio.