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FINANZA/ 1. Sapelli: ecco perché l’agenda Monti può affondare l’Italia

La situazione economica italiana continua a peggiorare. Abbiamo detto tutto ciò che occorreva dire a questo riguardo. Può l'Agenda Monti dare risultati diversi? Ne parla GIULIO SAPELLI

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

La situazione economica italiana continua a peggiorare. Abbiamo detto tutto ciò che occorreva dire a questo riguardo. I dati della produzione industriale, del Pil, della spesa sociale, della disoccupazione, del deficit pubblico, per l’aumento del prelievo fiscale e a causa delle misure di austerità sono preoccupanti. Il degrado dell’istruzione a tutti i livelli è aumentato a dismisura, per ammissione dello stesso Ministro. Sono state colpite duramente - da una tassazione che rivela l’incomprensione teorica del fenomeno - le attività non profit e solidaristiche che sono le fondamenta per costruire un welfare sussidiario che rifondi la concezione stessa della solidarietà verso i più deboli, i sofferenti, i poveri. E di ciò non se ne avvedono persone come l’ex Presidente di unorganizzazione gloriosa come le Acli, che è stato anche Presidente del Forum del Terzo settore.

Del resto, come si rileva dalla cosiddetta “Agenda Monti”, il Governo ora ancora in carica per il disbrigo degli affari ordinari era privo di qualsivoglia linea politica e teorica che possa essere condivisa da chiunque abbia una base scientifica solida in questi tempi burrascosi e di crisi che ci sovrastano. L’economia sociale di mercato, è noto, è una varante neoclassica del liberismo incapace di affrontare i problemi della disuguaglianza e dello sviluppo ciclico del capitalismo.

Essa non comprende che il mix tra pubblico e privato non è unideologia, ma una necessità che va risolta pragmaticamente nel farsi della storia alternando forme polifoniche di proprietà che ci disvelano che l’alternativa “stato-mercato” è veramente vecchia e desueta. La triade Stato, mercato, cooperazione economica (cooperative, non profit, commons good) è la nuova leva per unire crescita e uguaglianza nella libertà personale. Cosa tutta diversa dal liberismo compassionevole e dal liberismo darwiniano, in unevoluzione veramente importante, invece, io credo, della Dottrina sociale della Chiesa che parla in modo universale ai bisogni e alle ispirazioni e anche alle utopie di tutte le persone di buona volontà.


COMMENTI
26/12/2012 - Monti il suo operato e la sua agenda: rovinosi (Carlo Cerofolini)

A mio avviso sia l’operato del governo Monti, che ha prodotto solo più povertà sia probabilmente la sua agenda, dichiarata comunque aderente alla linea (diktat) Ue - oltre ad essere in rotta di collisione con la dottrina sociale della Chiesa - non sono assolutamente né liberisti né di destra ma al limite di sinistra, perché implicano: 1) più tasse e non meno tasse; 2) niente taglio deciso della spesa pubblica improduttiva; 3) niente ricorso maggiore al contributo dei privati, anzi; 4) più rigidità e complicazioni nel mercato del lavoro soprattutto in entrata; ecc.. Scelte che non possono che aggravare ulteriormente la situazione economica e finanziaria dell’Italia, fino a portarci alla rovina.

 
25/12/2012 - un commento al sig.Rossini e al sig. Monti (Emilio Colombo)

x la mia piccola esperienza non tutti i modelli sono uguali. Il modello cosiddetto "sussidiario" è meglio di quello statale per mille motivi dettati dalla storia, specie italiana. Il modello "statale" è meno interessante per motivi osservati nella storia, ma soprattutto oggi:la ricchezza di un paese qualcuno la crea e qualcun altro pensa di gestirla senza produrla: c'è qualcosa che non va.Il top sarebbe che chi crea la ricchezza decida anche come orientarla al bene comune almeno in parte(es.5x1000 e simili,scuole libere, ecc. specie in settori "sensibili") oggi c'è anche un problema di costi: chi paga? e di responsabilità, di coinvolgimento:dove si recupera la voglia di creare ricchezza?come si responsabilizza la società verso il bene comune? chi te lo fa fare di creare ricchezza? o di contribuire al bene comune? lo stato di polizia fiscale? il monitoraggio informatico dei conti correnti? MOnti addirittura ci invita a fare + bambini: mai fatto nulla per la famiglia in pratica, anzi hanno affossato tutto l'affossabile per la società naturale che viene prima dello stato. Non hanno toccato le caste burocratiche e sindacali che ingessano la P.A.Vogliono mettere l'IMU alle scuole libere, hanno tolto dal vocabolario la parola federalismo fiscale, i costi standard. L'impressione è che "per il nostro bene" stanno ammazzando la società italiana con il fisco e la mancate riforme dei costi pubblici scoraggiando di fatto chi vive e lavora.L'albero si vede dai frutti

 
25/12/2012 - Agende e bloc notes (Luca Rossini)

Non ho mai sentito Monti sostenere che la sua agenda è moderata, bensì che è riformista. Ha anche detto che non esiste più la vecchia distinzione destra-sinistra, bensì quella riformisti-conservatori. L'economia sociale di mercato è non-ideologica, cioè è appunto una teoria senza “base scientifica solida”, perché si basa su scelte pragmatiche ispirate alla situazione contingente, sebbene all’interno di un quadro che garantisca sia libertà d’impresa che equità. L’economia sociale di mercato si basa anche sulla sussidiarietà, il che non significa necessariamente che i servizi devono venire erogati e gestiti dai privati, ma solo se questo è possibile e conveniente. La sussidiarietà non si impone, ma nasce dal basso. Per esempio, nella sanità italiana ci sono da questo punto di vista due modelli entrambi funzionanti: quello lombardo, sussidiario, e quello emiliano-romagnolo, statale. Mi chiedo come si faccia a criticare l’agenda Monti tacciandola di “vecchio liberismo”, quando in realtà quello che ha fatto Monti è riformismo puro, qualcosa che nessuna coalizione politica è riuscita mai a fare (riforma delle pensioni e del lavoro) e la sua agenda riflette questo slancio. Certo, se invece del “vecchio liberismo” si vuole il “vecchio keynesianesimo”, beh, allora bisogna ricordarsi che ai tempi di Sir Keynes il rapporto debito/pil era al 20%, non al 120%, e la competitività di un’economia non si favorisce certo stampando moneta o costruendo autostrade…