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FINANZA/ 2. Una "bolla" è pronta a scoppiare anche in l’Italia

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Insomma, diciamo che Berlusconi è decisamente in buona compagnia nel denunciare l’atteggiamento intrusivo ed egemone di Berlino. Scommetto che di queste cose sulla stampa italiana non avete letto una riga. In compenso sarete stati bombardati, come me, da servizi omnicomprensivi sulla conferenza stampa di fine legislatura di Mario Monti, il quale però ha parlato a lungo dei suoi virtuosismi sullo spread, ma si è ben guardato dal dire che, lo scorso luglio, nonostante il suo governo taumaturgico, il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è schizzato di nuovo a quota 534, esattamente come in quel novembre 2011 che portò al golpe tecnico, pur avendo incassato l’enorme beneficio dello scudo della Bce e delle due aste Ltro da 1 triliardo di euro per comprare debito sovrano attraverso le banche dell’eurozona.

D’altronde, lo stesso Financial Times, citato a ogni piè sospinto quando attacca Berlusconi, ha scritto che il governo Monti è stato, ed è tutt’ora, come dentro una bolla finanziaria. Insomma, ancora oggi tutto è sospeso, perché alle banche conviene incassare le cedole sui titoli, invece che prestare denaro alle imprese. Ma quando usciranno i dati del primo trimestre 2013 diranno che l’economia italiana non può più pagare le cedole e svanirà l’effetto bolla. E allora in troppi, di colpo, si affolleranno verso l’uscita. Il rischio è questo cari lettori, l’esplosione incontrollata e incontrollabile della bolla sovrana, una sell-off che ci farà molto male.

E sapete perché questa ipotesi rischia di diventare letale, portandoci sul crinale di dover chiedere aiuti all’Ue o a ristrutturare il nostro debito? Semplice, basta guardare la capitalizzazione di Borsa delle banche italiane, la quale nel 2007 era a quota a 261 miliardi e ora, dopo una doppia bufera finanziaria, è crollata a 64 miliardi. Avete letto bene, cinque anni di crisi hanno bruciato quasi 200 miliardi a Piazza Affari. E a far venire ancora di più i brividi è il fatto che di quei 64 miliardi, la gran parte è rappresentata da due soli istituti, Unicredit con 20,1 miliardi e IntesaSanPaolo con 19,9 miliardi, i quali da soli coprono due terzi dell’intero settore creditizio sui listini azionari. A dire chiaro e tondo che il sistema bancario italiano è a forte rischio di attacco da parte di competitor europei è stata proprio l’Abi nel suo periodico European Banking Report, una sorta di museo degli orrori bancari capace di stupire con numeri del genere: insieme, Mediobanca (3,8 miliardi), Mediolanum (2,6 miliardi), Ubibanca (2,5 miliardi), Mps (2,4 miliardi) e Banco Popolare (2 miliardi) non arrivano a 15 miliardi.

In alcuni casi lo zoccolo duro dell’azionariato, ovviamente, sarebbe in grado di far fronte ad attacchi, ma le preoccupazioni non mancano, legate soprattutto agli aspetti regolatori circa le differenze, in Europa, fra i sistemi di misurazione della qualità del credito, visto che le norme italiane sarebbero troppo rigide e imporrebbero alle nostre banche requisiti patrimoniali più severi, col risultato di lasciare meno spazio di manovra sui prestiti da erogare a famiglie e imprese, al netto dell’imperativo categorico del duo Draghi-Monti di usare i soldi della Bce per comprare debito e far abbassare artificialmente lo spread. Tanto più che oggi, aumenti di capitale e rafforzamenti patrimoniali non sarebbero semplicemente possibili per gli istituti italiani, al netto anche del disastroso aumento posto in essere da Unicredit lo scorso inverno e di fatto vanificato dal mercato nell’arco di pochi giorni.



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COMMENTI
25/12/2012 - L'agenda Monti porta alla rovina (Carlo Cerofolini)

Condivido in pieno quest’articolo, da cui risulta chiaro - come i fatti, suffragati da numeri, purtroppo dimostrano - che applicando la ricetta Ue, voluta ed imposta dalla Germania e applicata da Monti & C., andremo rapidamente ed irreversibilmente in rovina. Unica salvezza, a meno che non salti l’euro, è che gli italiani capiscano che votare per chi vuol proseguire su questa strada fallimentare – che oltre tutto contravviene alla dottrina sociale della Chiesa e che ha già seminato miseria in troppi Paesi – e vuole applicare la “famosa” agenda Monti, non conviene né a loro né all’Italia né alla Ue.

 
25/12/2012 - Provincialismo (Luca Rossini)

Sono "sbigottito", per usare un termine ormai entrato nel lessico politico, dell'articolo in questione, in particolare per quanto riguarda il tema del provincialismo. Pensavo che tale accusa riguardasse ormai soltanto vecchie zie permalose, e invece pare che sia tale anche l'evitare di madare a quel paese i leader di paesi amici (sottolineo: amici) che si prendono la briga di esprimere un'opinione. Mi chiedo dove siamo finiti - e dove finirà lo slancio ideale che ha portato, tra gli alti, Adenauer e De Gasperi a dare inizio alla grande avventura europea - se siamo al punto che non si può più accettare una critica da parte di un autorevole esponente di un paese fondatore dell’Europa insieme all'Italia. Sembra quasi che l’unico linguaggio ammesso per relazionarsi con la Germania sia quello basato su appellativi del tipo “intrombabile culona” oppure “crucco nazista”, mettendo in discussione il diritto di un esponente di un paese di giudicare la politica di un altro: ma non viviamo in un mondo globalizzato dove vige libertà di espressione? Forse che nessuno in Europa parla, per esempio, dei governi francese, greco, statunitense, egiziano o siriano? Per me la critica di Schäuble - nominato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal compianto presidente Cossiga – è sacrosanta, anzi di fronte alla vergognosa e spregiudicata politica (anti)europeista inglese il resto dell’Unione dovrebbe essere più unito. Buon Natale.