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FINANZA/ 2. Una "bolla" è pronta a scoppiare anche in l’Italia

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Insomma, mantenere il nostro debito sulla graticola per anni - non mesi - è servito a fiaccare le principali banche italiane, bersagliate dai mercati perché percepite come insicure, al netto delle loro detenzioni di debito sovrano del Tesoro. Patetico, visto che prendendo i numeri chiari e tondi, le scarne cifre, le banche francesi avrebbero dovute essere semplicemente distrutte dagli investitori, stante le loro detenzioni monstre di titoli del Belpaese. Non è stato così, invece, perché negli anni che hanno portato al disastro attuale, Nicolas Sarkozy scodinzolava a ogni ordine della Merkel, garantendosi così un trattamento privilegiato per le sue banche travestite da hedge fund sottocapitalizzato. Noi, invece, siamo stati cucinati a fuoco lento, una strategia precisa di indebolimento del sistema Paese, culminata con il commissariamento tecnico che ha portato i fondamentali dell’economia a livelli da Paese sub-sahariano. Ora siamo pronti alla svendita, un nuovo 1992-93 pare alle porte.

Attenti a come votate i prossimi 24 e 25 febbraio, potremmo essere chiamati a decidere non chi ci governerà, ma se continueremo a essere un Paese sovrano oppure no.



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COMMENTI
25/12/2012 - L'agenda Monti porta alla rovina (Carlo Cerofolini)

Condivido in pieno quest’articolo, da cui risulta chiaro - come i fatti, suffragati da numeri, purtroppo dimostrano - che applicando la ricetta Ue, voluta ed imposta dalla Germania e applicata da Monti & C., andremo rapidamente ed irreversibilmente in rovina. Unica salvezza, a meno che non salti l’euro, è che gli italiani capiscano che votare per chi vuol proseguire su questa strada fallimentare – che oltre tutto contravviene alla dottrina sociale della Chiesa e che ha già seminato miseria in troppi Paesi – e vuole applicare la “famosa” agenda Monti, non conviene né a loro né all’Italia né alla Ue.

 
25/12/2012 - Provincialismo (Luca Rossini)

Sono "sbigottito", per usare un termine ormai entrato nel lessico politico, dell'articolo in questione, in particolare per quanto riguarda il tema del provincialismo. Pensavo che tale accusa riguardasse ormai soltanto vecchie zie permalose, e invece pare che sia tale anche l'evitare di madare a quel paese i leader di paesi amici (sottolineo: amici) che si prendono la briga di esprimere un'opinione. Mi chiedo dove siamo finiti - e dove finirà lo slancio ideale che ha portato, tra gli alti, Adenauer e De Gasperi a dare inizio alla grande avventura europea - se siamo al punto che non si può più accettare una critica da parte di un autorevole esponente di un paese fondatore dell’Europa insieme all'Italia. Sembra quasi che l’unico linguaggio ammesso per relazionarsi con la Germania sia quello basato su appellativi del tipo “intrombabile culona” oppure “crucco nazista”, mettendo in discussione il diritto di un esponente di un paese di giudicare la politica di un altro: ma non viviamo in un mondo globalizzato dove vige libertà di espressione? Forse che nessuno in Europa parla, per esempio, dei governi francese, greco, statunitense, egiziano o siriano? Per me la critica di Schäuble - nominato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal compianto presidente Cossiga – è sacrosanta, anzi di fronte alla vergognosa e spregiudicata politica (anti)europeista inglese il resto dell’Unione dovrebbe essere più unito. Buon Natale.