BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Ecco i "nemici" dell’Italia che aspettano il nuovo governo

InfoPhoto InfoPhoto

E guai seri si annunciano non solo sulle pianure d’Europa, ma sulla via di Damasco. Barack Obama ha appena scelto come segretario di Stato John Kerry, che nell’ultimo anno è stato il suo emissario speciale per la crisi siriana. Kerry prima aveva tentato di mediare con Assad, per paura che si creasse una situazione libica (cioè ingovernabile e foriera di instabilità). Poi ha virato decisamente verso il cambiamento di regime. A questo punto, dopo che la confusa, contraddittoria (e potenzialmente pericolosa) opposizione siriana (a egemonia islamista, ostile ai cristiani) è stata riconosciuta come “legittima” rappresentante del popolo, non resta che trarne le conseguenze. Kerry non ha una dottrina di politica estera diversa da Hillary Clinton, il soft power rimane il punto di riferimento teorico, però questa volta l’accento si sposta sul power. Che cosa farà il governo in carica dato che l’Italia ha il comando della missione Onu e impiega 1.100 uomini in Libano, vero ventre molle dell’intera area?

Nella sfera di cristallo scende una nebbia fitta. L’agenda Monti parla di un ritrovato rapporto con gli Stati Uniti, di presenza sulla scena mediorientale, ma sembrano capitoletti dettati dalla Farnesina. Quanto all’agenda Bersani, è ancora più generica, anche se orientata secondo i canoni della tradizione di sinistra (filopalestinese, genericamente pacifista, ma attenta a non esagerare con le critiche agli Usa, siamo pur sempre una portaerei della Nato in mezzo al Mediterraneo).

La campagna elettorale non farà chiarezza. Si vede da come è cominciata con scambi di accuse e improperi su quel che è stato (o non è stato) fatto, non su quel che si farà. Ancora una volta l’Italia sceglierà trascinata dalla costrizione degli eventi e dalle correnti della storia. E poi tutti si lamenteranno di aver perduto una sovranità che raramente hanno davvero cercato.

© Riproduzione Riservata.