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SPILLO/ Ecco i "nemici" dell’Italia che aspettano il nuovo governo

Nella conferenza stampa di fine anno Monti ha lasciato le linee guida al successore (o forse a se stesso). Ma il 2013 dell’Italia è pieno di incognite. L’analisi di STEFANO CINGOLANI

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“Al presidente Napolitano ho detto solo due parole: missione compiuta”. Con l’orgoglio di chi ha fatto i compiti a casa, Mario Monti lascia per il 2013 un’agenda, la sua agenda, ma non un partito; un’ambigua promessa di leadership futura (se verrà di nuovo chiamato); un Paese che è uscito dall’emergenza finanziaria, ma è entrato in quella occupazionale. Da dove si ricomincia, dunque, il prossimo anno?

La nostra sfera di cristallo mette a fuoco, innanzitutto, due parole: “cambiamento ed Europa”. Nella conferenza stampa di fine anno e fine mandato (almeno per ora) Monti ha lasciato queste linee guida al successore (o forse a se stesso se potrà guidare un governo politico, magari di grande coalizione, ma alle sue condizioni). Che cosa vuol dire?

Cambiamento significa crescita, spostando l’asse della politica economica e avviando un cammino di riforme coraggiose. Su questo l’agenda pubblicata online resta vaga, ancora impostata sulla politica dell’offerta: liberalizzazione, scioglimento dei troppi vincoli, flessibilità a cominciare dal mercato del lavoro. Tutto ciò avrà effetto nel medio periodo. E nel breve? L’agenda esclude un sostegno della domanda, non solo perché non ci sono le risorse, ma perché non fa parte del bagaglio montiano. Certo, c’è l’allentamento della morsa fiscale, a cominciare dal lavoro; ma non rappresenta la leva per la ripresa, piuttosto una questione di equità e, tutto sommato, una concessione alla Confindustria, ai sindacati, al Pd.

Il capitolo Europa viene declinato kennedianamente (cosa gli italiani chiedono all’Europa e cosa la Ue chiede agli italiani), però manca un aspetto chiave. Al di là di futuristici richiami federali, il nodo da sciogliere l’anno prossimo si chiama politica economica tedesca. In concreto, vuol dire convincere la Germania ad assumersi le responsabilità che il suo ruolo di gigante politico le impone affinché non resti ancora un nano politico (una contraddizione che diventa sempre più pericolosa).

Monti ha sostenuto di essere stato l’unico a distinguersi da Angela Merkel nei vertici di Bruxelles. Non si può non credergli. Ha parlato con voce troppo sommessa? Forse, ma il punto è che nemmeno lui è riuscito a coagulare i paesi mediterranei. L’asse latino è un’illusione (come lo fu un secolo fa la breve e sfortunata unione monetaria): Francia, Italia, Spagna e Portogallo non si fidano l’una dell’altra e tendono sempre a farsi le scarpe. I paesi nordici che pure sono stati nemici, sono più bravi nel difendere gli interessi comuni. L’asimmetria europea sta anche in queste componenti storico-culturali, non solo nei parametri economici.