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GEOFINANZA/ La bomba dei derivati continua a "ticchettare"

Pubblicazione:giovedì 27 dicembre 2012

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E qui casca l’asino. Il mondo che chiede più collaterale, infatti, è composto da soggetti sovrani sempre più insolventi, i quali sono però ritenuti risk-free (esattamente come tante istituzioni con rating tripla A solo sulla carta) e quindi non devono postare collaterale per le scatole cinesi senza fine di contratti derivati che stipulano over-the-counter. Capite ora perché le banche di tutto il mondo stanno cercando di evitare e rimandare sine die l’introduzione di regole per la salvaguardia del sistema, vedi Basilea III? Il deleverage che esse impongono, infatti, svelerebbe il trucco, ovvero il castello di contratti derivati per triliardi di euro praticamente senza garanzie che gravano sulle nostre teste.

Insomma, il mondo è diventato di fatto un’enorme Aig Financial Products, visto che se si rompe la catena di controparte tra i rating AAA, cosa sempre meno improbabile, salta il banco intero e trovare al volo 599 triliardi di dollari di collaterale vero appare abbastanza difficoltoso, anche se Fed, Bce, Bank of England, Bank of Japan e Swiss Bank attivassero le presse e stampassero moneta come se non ci fosse un domani. Questo perché ormai nessuno sa più quale sia il vero valore degli assets reali, quelli che dovrebbero garantire la carta, in un mondo che ha come unico valore quello creato dall’innovazione finanziaria, ovvero l’inventarsi derivati su derivati su derivati per garantire i bonus ai manager delle banche d’affari e non.

Pensate che sia il solito catastrofista? Che alla fine, di fronte a un rischio del genere, i governi interverranno in ogni modo? Probabile, ma il fatto che pochi giorni fa il presidente del Fasb, Leslie Seidman, abbia detto chiaro e tondo che i nuovi standard che le banche statunitensi dovranno presto adottare richiederanno riserve maggiori, anche del 50% rispetto a oggi, per coprire perdite su prestiti e obbligazioni, parla molto chiaro sul rischio esistente. Vi faccio un caso reale e particolare: sapete perché il market cap di Bank of America è raddoppiato lo scorso anno? Perché ha ammassato 64 miliardi di mutui con alle spalle una storia di almeno sei mesi di insolvenza ma non ancora in fase di pignoramento, un numero che è più del doppio detenuto dai suoi quattro concorrenti più grandi messi insieme. Parliamo di un valore, 64 miliardi di dollari, pari a più della metà del market cap di Bank of America (guarda il grafico qui sotto).

 

 

Perché direte voi Bank of America si comporta così? Semplice, tenendo fuori dal mercato decine di miliardi di mutui, il gigante del credito sta sperando di limitare l’offerta di case sul mercato e creando una mancanza artificiale, il tutto all’interno di un processo che tende a far salire il prezzo di tutte le altre case al fine di dar poi vita al dumping sul suo inventario di mutui pre-pignoramento. Giochini, continui giochi e scatole cinesi di derivati: basta un errore e boom.



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COMMENTI
28/12/2012 - il castello dei derivati ed il suo rovescio (antonio petrina)

Egr Bottarelli, che il castello dei derivati sia nato da un cattivo consiglio al presidente Clinton di abrogare la legge nel 29 emanata per evitare l'attuale castello di derivati , fa pensare che il suo rovescio possa essere la riapprovazione della legge a suo tempo abrogata ?